Il blocco (Svevo va in pensione)

Due amici mi hanno regalato il blocco dello scrittore. Intendo, me lo hanno regalato insieme, quindi ho un blocco solo. Questo qui, al contrario di altri che ho, è fatto di carta. Una bella carta, fra l’altro, che ha un buon odore. Sulla copertina c’è scritto proprio così, “Il blocco dello scrittore”; i miei amici mi fanno sempre regali pensati su misura per l’occasione, li chiamano “regali parlanti”. Questo regalo parlante lo tengo sulla scrivania, quella bianca, ché così il giallo paglierino della carta risalta di più sulla superficie, ci sta proprio bene. Ogni tanto lo apro e sfoglio le pagine numerate. Mi piace molto che siano già numerate.

Volevo scrivere di Svevo che è andato in pensione. È tanto che non scrivo di Svevo. È tanto che non scrivi di nulla e di nessuno, mi hanno fatto notare gli amici che mi hanno regalato il blocco. È vero, dico io, però non scrivere di Svevo, questa sì che è una mancanza da parte mia, soprattutto da quando lui è andato in pensione, il 16 dicembre 2014. Svevo ama la precisione, dunque bisogna precisare che il 16 dicembre 2014 non è andato in pensione, è andato in ferie, le sue ultime ferie. “Sulla carta” – Svevo dice sempre così, perché lui ai fatti sulla carta ci tiene, – andrà in pensione dal 1° gennaio 2015. Sta di fatto che da due settimane ha il tempo libero di un pensionato, e non scrivere di questo mi pare una grave inadempienza. Dico, che diamine, almeno usare questo bel blocco per prendere uno straccio di appunto!

Ci provo un attimo.

Da quando è andato in pensione, Svevo trapana muri. È sempre stata la sua passione. Ora, finalmente, può dedicarsi con tutte le sue energie a ciò che gli procura piacere. All’occorrenza, anche, imbianca pareti, spacca legna, ramazza giardini, stura lavandini, sega travi, vernicia porte, monta mobili nuovi e ne smonta di vecchi (li mette da parte, possono sempre servire). Si offre volontario per qualunque lavoro di riparazione domestica; qualche tempo fa si è candidato pure per riverniciare non so quale trabiccolo a casa dei miei amici, gli stessi che mi hanno regalato il blocco dello scrittore.

Una volta Svevo era fonte di innumerevoli materiali narrativi.

Di un uomo che va in pensione, c’è tanto da raccontare, soprattutto se è tuo padre. Volevo scrivere un racconto e intitolarlo “Il crivellatore”. Che so, un racconto alla John Cheever. Aveva fatto una scoperta, aveva dato un contributo alla geografia moderna. Potrei cominciare così, con una citazione. Del resto, da quando è andato in pensione, a suo modo Svevo dà un contributo alla geografia moderna ogni giorno.

Rileggo vecchie pagine, alla ricerca di parole da spremere. Osservo Svevo, mio padre, mentre fa avanti e indietro. In questi giorni compie frequenti pellegrinaggi a Brico. Si sta appassionando a tasselli, ancoranti e sistemi di fissaggio per l’edilizia. Ha molto da fare, e bestemmia la madonna quando sbaglia l’acquisto delle viti, si rimette addosso il cappotto e il cappello ed esce di nuovo. Quando non sappiamo dov’è e non risponde al telefono, non ci preoccupiamo, siamo sicuri di incontrarlo prima o poi sulla statale 16 che porta a Brico.

Una volta le pagine su Svevo scorrevano con facilità. Qualcuno le leggeva pure.

La mattina presto lo trovo già in cucina. Gli chiedo: “Papà, che fai di bello oggi?”. Lui mi risponde: “Me lo chiedi ogni mattina, quasi quasi me ne torno a lavorare”. Si veste con cura e va a fare la spesa, torna a casa con buste cariche di cibo e ne sistema ogni contenuto al suo posto. Lascia fuori il lievito, la caciotta e lo yogurt, poi dice spiccio a mia madre “Tò, ecco il lievito”, a mio fratello “Tò, ecco la caciotta”, a me “Tò, ecco lo yogurt”, e rivolto a tutti e tre aggiunge: “Venticinque minuti di fila alla cassa”. A volte sono di più, dipende dal giorno.
Ha comprato una lavagnetta nuova e l’ha appesa al posto della vecchia in cucina, ci scrive sopra le cose da fare, con la sua grafia precisa. Durante il giorno le cancella via via che i compiti vengono portati a termine, la sera prima di andare a letto ci scrive quelle del giorno dopo. Adesso c’è scritto: “Omeprazen 20”, che è per mia madre, “panettone senza canditi”, che è per mio fratello, “cestino più grande”, che è per il cane, “Mauro”, che non so chi sia. Ieri sera, per fare una prova, ci ho scritto io “vestito sarta ore 10”, che è per me, e alle 11 era stato cancellato.

Da quando è andato in pensione, Svevo non mi parla.

Il blocco ha duecentoquindici pagine. A pagina 25 c’è scritto un consiglio (credo che sia un consiglio, per scrittori in erba): “Non spiegare, mostra”.

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