La bella principianza

Scavalcami.
Ti suggeriva, ti invitava, ti chiedeva? Sulla pista da ballo la sua gamba destra, inattesa, sbarrava il passo ancora incerto del tuo piede sinistro, mentre dentro a un bisbiglio lui ti diceva: scavalcami. Lo scavalcasti e, mentre lo facevi, il corpo memorizzava un’informazione nuova che non avresti più dovuto chiedere in seguito. Presto avresti imparato che, in quella sera da principiante, avevi messo in musica la tua prima parada. Ti pareva di avvertire una specie di nostalgia preventiva, la rivelazione del momento in cui non saresti stata più una principiante. Bella, la principianza. Il diritto indiscusso all’errore, lo spazio franco dell’azione sgravata dalla responsabilità dell’esperienza, il privilegio della giovinezza impreparata: la principianza legittimava nuovi debutti di vita.
Questo fu per te il tango argentino.

Molto tempo prima – quanti anni sono? – al tuo imene fu bisbigliato: cristo santo, sei stretto come una griglia! (ti venne in mente una rete di filo spinato, o forse la graticola del barbecue). Le maglie serrate della griglia vennero allentate con ostinazione maldestra di ragazzo. Sul cotone bianco della tua adolescenza, piccole chiazze come di arancia rossa. Non fece né male né bene, pensasti: tutto qui? Così le mani, così la bocca: tutto qui? I mesi successivi li passasti a chiederti se fosse possibile essere ricucita, tornare alla principianza per ricreare l’esordio, riformarlo. No, non si poteva. Si poteva solo avanzare. […]

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Agenzia Letteraria Vicolo Cannery, 13/06/2014

(come sempre, grazie a Tommaso Giagni, che scioglie i miei dubbi e me ne annoda altri)

Malgrado tutto, la mentuccia sta crescendo

– Hai notato?
– Che?
– Fuori, in balcone.
– Cosa?
– La mentuccia. Fuori, in balcone. Sta crescendo malgrado tutto.
– Malgrado tutto cosa?
– Malgrado noi.

Così mi dici, malgrado noi, rientrando dal balcone. Me lo dici come dici sempre tutte le cose, quelle allegre e quelle gravi: sorridendo, che non si capisce più la differenza tra allegria e peso. È un buon modo di dire le cose, questo. Le fa sembrare tutte buone, tutte sopportabili. Così le giornate, la loro sequenza svolta e la loro somma attuale, e quelle a venire che restano per sottrazione, sono quisquilie da ridere. Il che forse è un bene, mi dico.
Comunque: la mentuccia, fuori, in balcone, sta crescendo soprattutto perché il caso, più distrazione che attenzione, più pigrizia che zelo, ce l’ha fatta assestare proprio lungo il bordo del davanzale, quello più esposto. Ed è accaduto così: in questi primi giorni di giugno che sembrano ultimi giorni di novembre, il cielo ha rovesciato sulle cose allegre e gravi tanta acqua da averne abbastanza, la mentuccia e noi, fino al prossimo inverno, e oltre. Infatti tu hai detto malgrado noi, perché volevi intendere, io credo, che ci pensa il caso, a far crescere o morire la mentuccia, a far accadere le cose, quelle allegre e quelle gravi, che sono tutte, tutte quisquilie da ridere. E noi, a volte, malgrado tutto, pure ne ridiamo allo stesso modo: non è incredibile?