Il dio Pan

Al centoquarantaduesimo scalino della Torre degli Asinelli, ho avuto il mio primo attacco di panico.
Questo, però, l’ho pensato un po’ di tempo dopo, mica lì mentre buttavo sudori. Quando sudi in quella maniera, non pensi.
Bisogna affrontare la faccenda con metodo, mi sono detta la sera stessa in albergo, seduta al centro del letto di una camera doppia uso singola arredata in toni blu. Venirne a capo: compilare elenchi, fare inventari, svolgere indagini, studiare archivi, prendere appunti. Esaminare minuziosamente il caso, dati alla mano. […]

Continua a leggere “Il dio Pan” su Abbiamo le Prove, 28/03/2014

(il mio ringraziamento a Violetta Bellocchio, sempre)

Annunci

Magari domani (dialogo sull’e-book, mangiando lupini)

– Allora, ieri mi è capitato di leggere online un estratto dell’ultimo libro di Christian Frascella, ce l’hai presente?

– No, non mi pare.

– Il panico quotidiano.

– Ah sì, quello lì chi non ce l’ha?

– Allora ce l’hai? Me lo presti? Me lo leggo in una giornata e poi te lo rimetto a posto tra le cose tue.

– No, dicevo: chi di noi non soffre di panico quotidiano?

– Vabbè, ma mò questo che c’entra? Io intendevo il libro: mi è piaciuto subito e ho detto lo voglio, lo voglio qui e ora. Solo che fuori stava piovendo e tuonando come se fosse l’ultimo giorno della vita umana sulla terra. Senza considerare che, come tu sai bene, a Bagni di Tivoli ci stanno tre librerie dove i nuovi libri arrivano, se arrivano, quando non sono più nuovi. Per cui sarei uscita per raggiungere a nuoto la libreria e quasi sicuramente tornare a casa a mani vuote e infelice, oltre che fradicia. E questa cosa, di desiderare di avere subito un libro e dover invece aspettare, mi succede ormai da un pezzo, più o meno da un paio di anni, cioè da quando vivo a Bagni di Tivoli e devo prendere un treno e una metro per sconfinare nell’Urbe dove trovi tutto, tutto, pure quello che ancora non c’è. Negli ultimi mesi mi è successo quando mi volevo comprare Vapore di Lodoli, e pure quello là di Alajmo.

– Quello che il primo amore non si scorda mai?

– Anche volendo. Sì, quello lì. E mi è successo anche con altri libri, che non erano delle nuove uscite ma erano comunque libri che mi veniva voglia di leggere subito. Insomma, in tutte queste occasioni io, puntualmente, mi ritrovo a dover fare i conti con la solita questione ormai trita.

– Quale questione trita?

– Ma come quale? E smettila di masticare quei lupini: stiamo parlando dell’e-book! Dei vantaggi evidenti dell’e-book, no? Costa molto meno del libro cartaceo; non occupa interi scaffali di casa tua facendoti sacramentare a ogni trasloco e ogni penosissima operazione di spolvero; ti consente di leggere il libro che vuoi quando vuoi, anche se quando vuoi c’è un nubifragio in corso, o una nevicata che al tg dicono di uscire solo in caso di stretta necessità – e pare chiaro a tutti che un libro non rappresenta un caso di questo tipo; te ne puoi andare in giro con cinque, dieci, venti volumi nella borsa evitando la scoliosi. Insomma tutti questi vantaggi qui che un lettore squattrinato, che abita in un appartamento piccolo, che trasloca una volta all’anno, che non gli tiene di spolverare tutti i giorni, che gli si crea di leggere un libro e frigna finché non ce l’ha, e che ha un principio di scoliosi, non può fare a meno di considerare.

– Ma infatti sarà almeno un anno che te lo voglio regalare e non l’ho ancora fatto perché tu mi hai detto che mi avresti denunciato per molestie.

– Davvero ho detto così?

– Sì, hai detto così. Hai detto anche: se deciderò di convertirmi all’e-book te lo farò sapere e solo allora sarai autorizzato a regalarmelo, nel frattempo puoi andare in libreria e regalarmi l’ultimo di De Silva. E io in libreria ci sono anche andato per farti contenta, ma l’ultimo l’avevano finito e dovevano riordinarne altre copie, e non avevo tempo di andare a cercarlo da un’altra parte. Poi oh, a un certo punto, mi sono anche detto: ma andassero un po’ affanculo, lei e De Silva.

– Ah. E ora suppongo mi dirai che, se io avessi familiarità con l’e-book, adesso l’ultimo di De Silva l’avrei finito da un pezzo e tu avresti pure risparmiato tre euro di regalo.

– È una supposizione acutissima, ma incompleta. Se tu avessi familiarità con l’e-book, adesso l’ultimo di De Silva l’avresti finito da un pezzo e io avrei pure risparmiato tre euro di regalo, ma soprattutto ora potrei masticare lupini in pace.

– Va bene. Forse hai anche ragione. Ma vedi, non è che io rifiuti l’idea dell’e-book come fanno tutti i feticisti del libro, che dicono che deve odorare di carta. Che poi, se ci pensi, l’odore è importante davvero, è distintivo: tu hai mai notato che un libro pubblicato, che so, da Einaudi ha un odore completamente diverso da quello di un libro di E/O, o di Adelphi, o di Guanda, e così via? Cioè, se tu mi bendi gli occhi e mi fai annusare tutti questi libri, io forse potrei addirittura riconoscerli a naso, capisci?

– Ma che davvero? Questa è una cosa incredibile! Perché non partecipi a quei giochi là che fanno vedere anche in televisione, quelli del Guinness? Ti metti lì bendata e ti fanno annusare i libri, magari ti aggiungono anche degli intrusi, così, per fare audience, e tra un libro e l’altro ti fanno passare sotto il naso una merda di struzzo, un assorbente usato, o uno strappo di carta igienica. Oh, metti che facciamo un po’ di soldi, che ne sai.

– Guarda, continua a mangiare i lupini che è meglio. Io voglio dire che non vorrei unirmi in coro a quelli che dicono che come il libro di carta non c’è niente, che anche l’attesa di averlo tra le mani fa parte del piacere di leggerlo, oppure quelli che giustamente fanno notare che l’e-book è soggetto a deterioramento tanto quanto i cd e i lettori mp3, mentre conserviamo ancora frammenti dell’Epodo di Colonia.

– Frammenti di che?

– Dell’Epodo di Colonia. Il frammento 196a. Un componimento di Archiloco rinvenuto su un papiro utilizzato per avvolgere una mummia egizia nei primi secoli dopo Cristo.

– Va bene, senti, tutto ma le mummie no: hai deciso che ‘sti lupini me li devi fare andare di traverso.

– No, sul serio. Credi che con un e-book avremmo mai potuto leggere di Archiloco che spruzza la sua potenza seminale sul biondo pelo vaginale di una giovane vergine?

– Non lo so, però se il tema del componimento di Archiloco è questo, credo che la sua digitalizzazione potrebbe contribuire all’aumento dei lettori in Italia, e non mi sembrerebbe un male. Comunque: cos’è che ti turba dell’e-book?

– Ma non mi turba per niente!

– Va bene, allora cos’è che non ti convince dell’e-book?

– Ma non è che non mi convinca…

– Te lo posso regalare?

– No.

– Perché?

– Perché… perché non sono pronta, ecco.

– Pronta per cosa? Per leggere ovunque tu vada tutti i libri che vuoi quando vuoi acquistandoli a metà prezzo? Per guarire dalla nevrosi del collezionista di cellulosa? In effetti è un’emozione per lettori forti. Ma non forti nel senso che intendete voi.

– No… non sono pronta a parlare della mia memoria personale come di un reperto. Intendo: tu cosa visualizzi quando pensi a te da bambino? Che tipo di oggetti?

– Il cestino della merenda con dentro il pane con la cioccolata. I Lego. Il Piedone, quel gelato buonissimo a forma di piede gigante. Che spettacolo! Che ricordi!

– Vedi?

– Che vedo?

– Che ti immalinconisci. Allora, senti qua: io vedo mio papà. Mio papà che mi accompagnava in una libreria al paese vicino e passava un’ora a parlare con la commessa, che poi era anche la proprietaria della libreria, mentre aspettava che io scegliessi il libro che poi lui mi avrebbe regalato.

– E si vede che tuo papà teneva da fare con la commessa e, con la scusa che ti accompagnava a comprare un libro, che chissà quanto lo avrai tormentato, intanto si faceva i fatti suoi.

– Sei un infelice. La commessa aveva vent’anni e trenta chili più di lui, tre denti in meno e il solo obiettivo di farlo uscire dalla sua libreria con le braccia cariche di libri e il portafoglio vuoto. Comunque: era un’abitudine a cui tenevo molto. Lo facevamo più o meno una, due volte al mese, di sabato pomeriggio. Aspettavo quel sabato come una festa. Avevo dieci o undici anni, a quel tempo leggevo certi libri pubblicati dalla Mondadori in una collana di narrativa per ragazzi. Giallo Junior, Gaia Junior, Super Junior. Me li scambiavo con una mia compagna di scuola e stavamo attentissime a non farci comprare lo stesso libro, per non avere il doppione.

– Va bene, ma tutto questo che c’entra? La scomparsa del Piedone non mi ha impedito di godermi i nuovissimi Magnum Pinta, né mi sono scordato la mia infanzia per colpa dei Magnum Pinta.

– Perché tu non hai mai letto quello che racconta De Silva a proposito del croccante al cacao in Sono contrario alle emozioni, nel capitolo “A volte ritornano”.

– Senti, con questa ossessione per De Silva mò mi hai veramente scocciato. Perché non rivedi tutte le tue convinzioni sui contratti matrimoniali e non te lo sposi?

– Perché non so come contattarlo per chiedere la sua mano. E poi perché non so se con quella mano è abituato a tenere un e-book, però temo di sì, perché le persone geniali sanno cogliere la portata di certi cambiamenti, senza stare a sospirare su questioni che fuori dall’Italia non si sono nemmeno posti, e risparmiando le energie che io invece sperpero per tenere in vita questo culto vacuo del libro di carta, che mi guardo e mi venero come un vinile già dimenticato.

– Hai visto che una risposta sensata sei capace di trovarla da sola? Adesso ce lo andiamo a comprare un bel Kindle che così tu ti puoi finalmente godere quel panico quotidiano di Frascella e io i lupini?

– Sì. Però adesso no. Magari domani.