Appunti per un inventario delle perdite (A-Tisket, A-Tasket)

Questo è mio, questo è tuo. Non all’inizio, lo sappiamo (tu, io, tutti quanti), ma non ci stanchiamo, non ci stanchiamo mai di raccontarci la storia daccapo, un’altra volta, un’altra volta. All’inizio, ti dicevo: scompiglio liquido, frullo di stomaco, una nebbia necessaria, travaso di fluidi, e coi fluidi vengono pure gli oggetti. Ecco gli oggetti, segni palpabili di familiarità. Su, scompaginiamoci un po’, cointestiamoci questo amore normale: ti affido le mie cose, mi affidi le tue cose. Guarda come sorridiamo in quella foto attaccata al frigorifero, come stiamo bene in questa domenica mattina impastata di sonno e di sudore, come siamo quieti in mezzo alle cose nostre, metti a fare un caffè, alla radio dicono che oggi sarà tutto sole, si potrebbe andare al roseto comunale.

Sì, però. È onerosa la manutenzione degli affetti, guarda come s’incista nelle minuzie del quotidiano. Può capitare di domenica mattina, ma pure un martedì sul treno delle 7:58. Cominciamo a fare come due compagni di scuola alle elementari, quando litigano e separano i loro banchi, allestiscono una muraglia provvisoria e con la mano tracciano la linea di confine, questo è mio, questo è tuo, qua ci sto io, qua ci stai tu, capito?

La negoziazione finale, quando è il momento, ha le sue complicanze: che ne facciamo, adesso, di questa lanterna a manovella da tre watt? E questo libro, di chi è? Lascia lì ché poi ci pensiamo. Un disaccordo, un trasloco rabbioso, una fuga sragionata, una dimenticanza, certe prevedibili trascuratezze in mezzo al parapiglia, tra i fiaccanti chiacchiericci del distacco. Le cose si ritrovano mesi, anni dopo, o non si ritrovano più.
Si potrebbe, allora, cedere alla malinconia – trovare una lingua per dirlo, coprircisi come con una coperta.
Ma compilare elenchi, invece, aggiornarli a ogni congedo, di sottrazione in sottrazione, preferendo alla cupezza il gusto per gli inventari: che te ne pare, di questo stratagemma? Con buona memoria, si potranno catalogare gli sprechi adottando il criterio cronologico della scomparsa. Bisognerà cominciare, prima o poi. Lo chiameremo: Inventario delle perdite.

Per esempio, dov’è quella canzone che non ho più? (ce l’hai tu). La rivoglio, quella mia, nel punto esatto in cui il disco col tempo si è sciupato, lì dove lei dice

I dropped it, I dropped it
Yes, on the way I dropped it