Maledetto il primo libro

– Non li ho più contati ma, se proprio volessi fare lo sforzo di memoria che mi chiedi, e lo voglio fare perché un po’ te lo devo, i traslochi dovrebbero essere stati in tutto nove. Dal 2000 a oggi: nove, sì.
Ripeto il conto ad alta voce insieme a lui, con le dita: anno e città, lui va integrando via via i dati aggiungendo pure gli indirizzi (come fa, come fa a ricordarsi tutti i miei indirizzi?). Salto un paio di soggiorni brevi, poca cosa. Ma lui mi interrompe subito.
– Poca cosa un cazzo. Non importa se lì ci sei stata un mese o un anno, devi contare tutte le volte che hai riempito scatoloni, più quella volta quando sei tornata da Wolverhampton.
– Ma che c’entra quella? Non era mica un trasloco, ci sono stata tre mesi e avevo solo qualche bagaglio!
– Ci sei stata quattro mesi, dal 18 settembre al 18 gennaio. Avevi due valigie, uno zaino da campeggio più grande di te sulle spalle, e la borsa del computer. A Birmingham ti sei messa a piangere al check-in di Raynair per la tassa da pagare, questo me lo hai raccontato tu al telefono, ma secondo me non piangevi per la tassa, non solo. Quando si piange a quel modo, è trasloco.
– Va bene, allora sono undici.
– No. – solleva il bicchiere nella mia direzione, – Sono dodici. Salute! –  e manda giù trionfale un sorso di vino, – Non consideri l’ultimo, quello che ti ha riportato qua al punto di partenza? […]

Continua a leggere “Maledetto il primo libro” su Vicolo Cannery, 11/04/2014

(sempre bello, stare nel Vicolo)