Piccolo repertorio di malignità #3

[Continua da: Piccolo repertorio di malignità #1; Piccolo repertorio di malignità #2]

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La gente che ti telefona dal posto di lavoro alle nove del lunedì mattina e comincia così: «Buongiorno, ma cosa fai già in piedi tu che puoi dormire?» è gente che dovrebbe fare l’esperienza, non dico proprio della disoccupazione (questa dovrebbero farla gli impiegati e i commessi del punto 1), ma almeno quella del precariato, dei contratti di collaborazione a progetto e degli orari di lavoro flessibili. Così, quando avrà perso il sonno, vedi se ti chiede più cosa fai già in piedi tu che puoi dormire. Dovrebbe certo anche imparare la sensibilità, ma per quella non ci stanno corsi di formazione. Allora mazzate. Mazzate per tutti quelli che sono nati timbrando il cartellino e usano il telefono dell’ufficio di primo mattino per molestare chi non lo timbra; mazzate finché le mani che gli servono per timbrarlo non diventano inservibili e dopo, quando alle nove del lunedì mattina dovrà timbrare il cartellino tenendolo con la bocca, mazzate in bocca. Così, quando sarà un fascio di nervi e dolore, vedi se non gli viene la sensibilità.

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Chi tiene cani di grossa taglia in cortile, negli appartamenti al pianoterra dei palazzi condominiali, dovrebbe essere soggetto a una punizione corporale per ogni infarto subito dagli inquilini, costretti ogni volta che escono ed entrano a passare davanti al cortile e rimanere travolti dalla furia devastatrice del molosso, il quale abbaia, ringhia e si lancia contro il cancello a qualunque ora del giorno e della notte, compromettendo la salute di tutti coloro che abbiano in sorte un appartamento nel palazzo. Oppure dovrebbe tenersi il molosso in casa e farsi sbranare quando questo darà di matto per l’esiguo spazio a disposizione. Oppure dovrebbe andare da uno psicoanalista (a sue spese e insieme al molosso) e concludere la terapia solo quando sarà riuscito a comprendere perché, in tre anni, non è stato capace di stimolare il suo cane a riconoscere gli inquilini del palazzo, che sono sempre gli stessi da tre anni, e a distinguerli dagli individui a lui meno familiari. Oppure non dovrebbe fiatare, ma limitarsi solo ad annuire a testa bassa, quando ritroverà la sua bestiola un pezzo alla volta all’ombra delle sue belle piante, le budella uncinate all’inferriata del cortile; al massimo, può pulire l’inferriata (in silenzio).
E che si propongano quattro soluzioni invece di una soltanto, mi pare già un atto di indulgenza.

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Le persone che affermano di vivere da sole ma che vivono in un appartamento semi-ammobiliato a un chilometro dalla casa di famiglia, dove si recano quotidianamente per pranzo, per cena, per farsi lavare le mutande, per farsi stirare le camicie e per farsi rammendare i calzini, non possono affermare di vivere da sole: devono affermare di vivere in una stanza in usufrutto, con servizio mensa, lavanderia e tintoria. Se affermano di vivere da sole, giù mazzate.
Agli uomini di trenta, quarant’anni e più che vivano con la propria madre in buona salute e autosufficiente si dovrebbe invece usare il massimo riguardo: gli si dovrebbe dare un grembiule a quadrettini, lo zaino e il cestino della merenda, fargli tante carezze e consentirgli di rivivere l’età dalla quale non riescono a separarsi. In questo modo, sì, ci sarebbero più bambini felici nel mondo.

2 pensieri su “Piccolo repertorio di malignità #3

  1. Per i padroni di cani… ma non del mio palazzo, che fortunatamente non abito in un palazzo, ma per i padroni di cani che hanno canni incazzosi che spesso alle due, tre di notte, mentre silenzioso vado per i fatti miei, mi fanno prendere infarti mettendosi ad abbaiare furiosamente alla mia figura da dietro un recinto che non pareva nascondere alcuna insidia… beh ecco, io per quei padroni di cani metto in atto questa tecnica; che è quella di fermarmi ed aizzare il cane ad abbaiare ancora più forte ed ancora più furiosamente, sino a quando non perde la voglia, in modo che non solo turbi il sonno del proprio padrone ma anche possibilmente i vicini di casa tutti e tutto il quartiere; cosicchè non sia solo io a prendermi un infarto e a chiedermi che cosa cazzo abbaia sto cazzo di cane ma che il sospetto che forse il cane è meglio educarlo non solo venga al padrone ma che sia anche il vicinato tutto a mettergli il dubbio che forse ha rotto il cazzo con sto cane abbaioso.

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