The Köln Concert

Lo conosci?, mi avevi chiesto mentre me lo facevi ascoltare. Era il tempo delle osmosi (a me piace questo, e a te?). No, non lo conoscevo, e stavo divisa a metà: ero felice di conoscerlo adesso, ero infelice di farti sapere che sono una capra.
È il Concerto di Colonia di Keith Jarrett. Ah!, ho detto io allora, con un tono, come se con Keith Jarrett mi ci fossi sentita al telefono la sera prima.
Era bello, sì, ma non gli avevo riservato più tanta attenzione dopo i primi otto, dieci minuti: è lungo, il Concerto di Colonia, più di un’ora dura, e in quell’ora là ci stavano altre urgenze. In seguito, è capitato di ascoltarlo numerose volte, ma sempre di lato a qualcos’altro – da fare, da dire o rimuginare, e pure erano urgenze, ma già diverse.
Così, vedi come vanno le cose: succede che uno si ritrova a fare attenzione quando finalmente si fa un po’ di silenzio. Che poi, questo fatto qui assomiglia a quando cominciamo a fare una cosa che prima – prima di un certo evento o di una serie di eventi, s’intende, – non facevamo, o quando smettiamo di farne una che prima facevamo. Tipo, che so, cominciare a mangiare il gorgonzola o smettere di fumare. Allora gli amici che ci conoscono da sempre ci dicono: e mò da quand’è che hai cominciato a mangiare il gorgonzola, che ti ha sempre fatto schifo?; oppure ci dicono: e ci serviva che arrivava Giuseppe, o Giovanna, per farti smettere di fumare? (di solito gli rispondiamo, se gli rispondiamo: da adesso, embè?; oppure: cazzi miei. Dipende dal momento, ma anche da quanto ci infastidisce la domanda, che chiaramente ci obbliga a considerare la questione, e la questione non è che hai cominciato a mangiare il gorgonzola o che hai smesso di fumare, ma che l’azione dice la cesura tra un prima e un dopo, e le cesure segnano il passo).

Insomma ci vuole il silenzio intorno, e un peso al centro. Per ascoltare il Concerto di Colonia di Keith Jarrett, per esempio, silenzio e peso secondo me sono perfetti.
Con attenzione profonda, io immobile, fino alla fine della musica non ci ero mai arrivata. Mentre ascoltavo ho immaginato, nell’ordine: colline e poi montagne, molti boschi, altezze elevate, forse un lago da qualche parte. Al mare no, non ci ho pensato, ma dev’essere perché in questi giorni mi sta qui, a tre passi e dieci pedalate di bicicletta, perciò mi è difficile immaginare il mare. Altrimenti ci sarebbe stato anche il mare. Ci si trova anche la leggerezza, malgrado il peso (o, forse, grazie al peso). Naturalmente ci stai anche tu, che mi chiedi: lo conosci?
Tutto ci sta, dentro il concerto di Colonia. Se uno, a un certo punto che non è mai quello giusto, lo vuole ascoltare.