Signora Luna. Tre appunti

Dicono che stanotte la luna sarà più grande. No, dicono: “apparirà molto più grande del solito”. L’ultima volta, dicono, questo è successo il 6 maggio 2012 e la prossima volta succederà il 10 agosto 2014. Nell’articolo che ho letto veniva spiegato anche perché (perché, c’era scritto, si verifica il fenomeno astronomico della “superluna”, cioè quando la luna è piena e allo stesso tempo si trova più vicina alla Terra sulla sua orbita ellittica. Tra parentesi era precisato: perigeo).
Il 6 maggio 2012 non me lo ricordo proprio dov’ero e cosa stavo facendo, però mi ricordo che la superluna non l’ho notata.
Stasera, invece, stasera mi dico, si vedrà benissimo dalla terrazza al paesello, nella casa di famiglia, dove ho preso l’abitudine di fare ritorno in tre rare ma regolari circostanze: quando è Natale, o un giorno almeno vicino a quello di Natale, perché il Natale è con i tuoi; quando, al telefono con mia madre o mio padre, sento chiaramente che la mia presenza non può più essere rimandata, anche se non è Natale; quando ho bisogno di ricordarmi che, prima del tempo presente, c’è stato un tempo passato, soprattutto c’è stata l’infanzia, ed è stata un’infanzia di salsedine e cambi di costume sotto l’ombrellone, di frittelle calde che insudiciavano faccia e mani alle undici del mattino, tutto un tempo di occhi verdi, quelli di mia madre, che s’infuocavano se non uscivo dall’acqua al suo richiamo (sempre, s’infuocavano, perché io dall’acqua non venivo fuori, e più lei chiamava dalla riva, coi pugni piantati nei fianchi, più io non venivo fuori. Non gliel’ho mai detto, a mia madre, quant’era bella quando era giovane e furibonda).

Natale oggi non è. Mio padre e mia madre, l’altro giorno al telefono, li ho sentiti tranquilli e senza urgenze.
Stamattina al mare si stava bene, però la frittella in spiaggia non l’ho presa. Un poco mi vergogno, ad avventarmi su una  frittella come nell’infanzia. Infatti lo facevano solo i bambini. Io pure l’avrei fatto, di ronzare intorno al vassoio delle frittelle appena cotte. Invece ho preso un caffè, che manco m’andava, e dopo ho fumato un paio di sigarette mentre osservavo le due nipoti di un’amica che giocavano tra di loro a “Io pulisco qui, tu pulisci lì”. C’erano certe casette di plastica colorata, e loro s’erano divise i compiti a spolverarle con una scopetta di paglia. Ho pensato: non c’è niente da fare, le femmine nascono per spolverare le porcherie della vita, tenere insieme le cose che insieme non stanno, rassettarle.

L’altra sera la luna appariva leggermente schiacciata in alto a sinistra. Sembrava un cerchio disegnato dalla mano di un bambino, o anche dalla mia, che i cerchi a mano libera mi vengono tutti storti sempre verso la fine, quando sto per completare il tratto cominciato con la matita, e tutte le volte dico: mannaggia, mi stava quasi per venire bene. Mi ricordo che l’altra sera, a Roma, ti ho detto guarda che luna strana, è quasi piena, cioè sarebbe piena se non fosse per quella linea appena schiacciata lassù, la vedi? E certo che la vedevi, ci stava davanti agli occhi.

Domani pure vado al mare. Magari ci provo, a prendermi la frittella. Dopo, mi butterò in acqua e ascolterò le voci delle madri che richiamano i figli, e quelle dei figli che rispondono: ancora cinque minuti, oppure: no!, oppure: perché?

Comunque, il fatto che la luna stasera apparirà più grande del solito, e che questo è già successo, e che succederà ancora, a noi che ci fa, a noi che stiamo qua?

 

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