Piccolo repertorio di malignità #1

Vi è almeno un vantaggio nell’essere tacciati di misantropia: quello di poter dire cose da misantropi. Ciò pare un vantaggio perché, a non essere mai tacciati di misantropia, si rischia di finire con l’accontentarsi di pensare cose da misantropi, cioè di rimuginarle soltanto, patendo l’affanno – probabilmente causato da un sostanziale timore di solitudine, – di non farsele scappare con nessuno.
Per i lettori più affezionati, ma anche per i nuovi arrivati che non si sono ancora fatti un’idea del blog, comincia oggi su Tornasole la pubblicazione del Piccolo repertorio di malignità, la quale non avrà cadenza giornaliera, né settimanale, né mensile, né bimestrale, non seguirà percorsi tematici prestabiliti, né avrà premura di tenere conto della decenza, ma in tutto sarà irregolare, scostante, sprezzante, scorretta, scriteriata e screanzata.

 

1
Gli impiegati e i commessi che non sorridono al pubblico, li si dovrebbe mandare a casa a godersi la disoccupazione. Sì, voi, facce appese: che a ogni momento della giornata pare v’abbiano fatto un torto, o che stiate lì a fare un volontariato poco volontario. Come la commessa in quel negozio di biancheria intima che, una volta, m’ha risposto tutta scocciata sbattendo mutande di qua e di là, quando le ho chiesto il prezzo del reggiseno più economico, e non ho capito se le dava fastidio che non ero interessata a comprare quello più costoso né quello più vezzoso, o se schiattava di bile per il fatto che il reggiseno più economico risultava essere pure quello senza ferretti, balconcini e sostegni, cioè per tette che stanno su da sole, che non era chiaramente il caso delle sue, poverine. Guardate che delle vostre sciagure non sono responsabili i vostri clienti. Non quelli che entrano nel vostro negozio, almeno. E non venite a menarla che i clienti non sanno neanche loro quello che vogliono: io volevo il reggiseno più economico, è una richiesta semplice e chiara, mi pare. E, comunque, se ho chiesto il prezzo è perché evidentemente sull’etichetta non ci stava scritto, come invece avrebbe dovuto.

2
I giovani che ancora prima di finire l’università, o ancora prima di cominciarla, si lamentano che non trovano lavoro e scrivono sui forum online e sulle bacheche dei gruppi Facebook, per dire che stanno per finire o cominciare l’università (o anche l’universita’), che sono o saranno in regola con gli esami, che gli esami sono o saranno quelli giusti per il profilo professionale desiderato, ma che purtroppo, dando un’occhiata preventiva in giro, si sono resi conto che non c’è molto (o anche che non c’e’ molto) ad attenderli, e “qualcuno ha per favore delle dritte da dare?”. Sì, ecco una dritta: studia, soffri, invecchia (e impara a usare la tastiera del tuo computer). E lascia in pace quelli che sono invecchiati aspettando il lavoro giusto per il proprio profilo professionale.

3
Le donne sfatte andrebbero multate. Ma mica quelle sfatte dalla fatica, che so, di alzarsi tutti i giorni alle quattro del mattino per andare a spaccarsi la schiena in campagna, come fa una mia vecchia zia, che a settantacinque anni non è sfatta per niente e tiene due gote belle colorite e uno sguardo luminoso che nemmeno il migliore dei cosmetici in circolazione potrà mai assicurare. No, quelle sfatte già a quaranta, dalla noia che l’assenza di spirito produce, dai giorni passati a fare le mogli di mariti che si sono scelte per sostanziale mancanza di carattere e ambizioni. E te le vedi per strada, o al supermercato, gonfie, cascanti, bovine, che gli appenderesti un campanaccio al collo, gli soppeseresti la mammelle all’altezza del girovita e gli chiederesti: ma almeno, il latte, lo fate buono?

4
Gli uomini sfatti andrebbero multati. Ma mica quelli sfatti dalla fatica, che so, di alzarsi tutti i giorni alle quattro del mattino per andare a spaccarsi la schiena in campagna, come fa un mia vecchio zio, che a ottant’anni non è sfatto per niente e tiene un fisico snello e asciutto che nemmeno il più metodico degli allenamenti in palestra potrà mai assicurare. No, quelli sfatti già a quaranta, dal torpore che l’accudimento muliebre produce, dai giorni passati a fare i mariti di mogli che si sono scelti per sostanziale mancanza di carattere e ambizioni. E te li vedi per strada, o al bar, gonfi, cascanti, bovini, che gli appenderesti un campanaccio al collo, gli soppeseresti i testicoli all’altezza delle ginocchia e gli chiederesti: ma almeno, la monta, la fate bene?

5
La gente che corre. La gente che corre, quando corre a che pensa? Soprattutto: che minchia ci avete da correre tutti quanti, con quel sudore immondo che vi infradicia la tutina comprata a Decathlon e quello sforzo che vi deforma la faccia peggio della stitichezza? Guardate che siete orrendi, veramente orrendi. Scusate, ma ve lo dovevo proprio dire. Comunque: la gente che corre, quando corre a che pensa? E quanto siete fastidiosamente patetici quando rispondete che mentre correte non pensate a niente, o che ascoltate il vostro respiro, o che vi godete l’aria che vi accarezza la pelle, voi non ve lo immaginate nemmeno.

6 pensieri su “Piccolo repertorio di malignità #1

  1. La gente che legge i blog. “Che a tutti sia lecito leggere, finisce per corrompere non solo lo scrivere ma anche il pensare”.
    La faccenda delle mammelle sfatte mi ha fatto sbellicare, c’è poco di più tragico delle tette sfatte…

  2. “Di tutto quanto è scritto io amo solo ciò che uno scrive col suo sangue. […] Non è cosa dappoco intendere il sangue altrui: io odio i perdigiorno che leggono”.

    Ottimo, abbiamo trovato entrambi il modo di infilarcelo.
    Di più tragico delle mammelle sfatte ci sono solo i testicoli a pendolo.

  3. Mi fate morir.
    comunque io corro, e lo so che quando corro sono inguardabile.
    è per quello che corro da sola. almeno non infliggo la mia inguardabile presenza a un compagno di corsa (e non sono nemmanco costretta a guardarlo).
    quanto ai passanti… be’, quelli passano.

  4. Ciao Wonder,
    con “mi fate” ti riferisci allo scambio di battute tra me e Le Sanglier qui nei commenti, vero? No, perché il resto della produzione morelliana è tutta al singolare. A Le Sanglier, però, devo il brainstorming quotidiano🙂

    Lo so che corri. Va detto che il punto 5 è stato scatenato dalla mia sostanziale invidia nei riguardi di chi si allena con metodo. Solo che poi, come sempre, scrivendo m’è finito l’occhio su certe altre scene immonde. Tipo il cinquantenne che rotola.

I commenti sono chiusi.