Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, e nemmeno la verità

Io, quando le cose vanno a puttane, mi viene voglia di un prosecco (perché mai si usa dire che le cose “vanno a puttane” quando vanno male, poi). Cioè, non che quando le cose vanno bene non mi venga voglia del prosecco, intendiamoci: se vanno a puttane, diciamo, mi viene voglia di più.
Per questo ordino un prosecco quando, al tavolo di un bar a San Lorenzo, Le Sanglier mi dice che entro un anno, «grosso modo» (anche “grosso modo”, non l’ho mai capito), dobbiamo trovarci un’altra casa, perché quella dove stiamo, che non è nostra, sarà messa in vendita.
Sono almeno dieci anni che faccio traslochi (e bevo prosecchi).
Comunque, evitando di considerare la pena dei traslochi, sulle prime mi sento sollevata: torniamo a Roma, penso, e già vedo il cartello tutto sgarrupato di Bagni di Tivoli farsi piccolo piccolo, finalmente lontano, alle mie spalle. Solo che, dice lui, a questo punto bisogna valutare le possibilità in gioco. Le Sanglier somministra le notizie a piccole dosi. Non soltanto lui: è una strategia comunicativa, questa, alla quale fa spesso ricorso il maschio in coppia e che procede secondo un metodo preciso fatto di stadi, dal vago al chiaro, dove il chiaro arriva solo quando – non “solo se” – la femmina ne impone la richiesta, «Vai al punto», generalmente accompagnata da un irrigidimento della mascella. Ma, finché questa richiesta non viene verbalizzata, il maschio avanza in punta di piedi, sonda il terreno dell’umore e della disponibilità di lei, nel tentativo di capire con sufficiente anticipo se l’interazione assumerà l’aspetto di una conversazione o di una lite: poiché il maschio in coppia desidera evitare la seconda possibilità, il suo livello di vigilanza sulla mascella di lei è altissimo, come in pochi altri casi (mi è appena venuto in mente un caso divertente, ma se lo scrivo non finisco più quello che stavo dicendo, e quindi). Il primo apparire della contrattura sulla faccia di lei in uno scambio comunicativo di questo tipo rappresenta, infatti, una grave minaccia alla quiete di quel giorno, forse anche dei giorni successivi (dipende dal grado della contrattura), e il maschio lo sa. Perciò fa tutto quanto è nelle sue possibilità per aggirare un simile rischio. Il fatto è che, quando un maschio e una femmina stanno in coppia, il rischio delle contratture della mascella non è aggirabile. Punto e basta. È come quando uno nasce: il rischio di morire, se mai è un rischio, non è più aggirabile.

Le Sanglier, che è un uomo un poco più intelligente di altri uomini, e per giunta pieno di premure nei riguardi della mia mascella già gravemente compromessa dal bruxismo, un funzionamento difettoso della mandibola che mi tormenta da parecchi anni (non saprei dire se c’entrano i fidanzati che ho avuto), va al punto e mi spiega meglio la faccenda un attimo prima che la mia dentatura vada in frantumi dentro il bicchiere di prosecco. Credo che, comunque, finirei di berlo lo stesso.
Perché, fidatevi, un prosecco alle volte ti può salvare la giornata. E, in effetti, la mia è salva, malgrado la faccenda della giornata non mi piaccia neanche un po’. Perché la faccenda è sempre la stessa: al mondo ci stanno quelli che hanno una casa, o due case, o tre case, o quattro, e quelli che invece non ce l’hanno. Dipende dal denaro. Non l’amore, non la fede, non la fama, non la giustizia: datemi il denaro! (o almeno un prosecco, perdio), perché è la sola cosa che cambia le faccende sulla terra (c’era pure quella storia della verità che mi piaceva tanto, ma adesso francamente non me la ricordo più, e comunque mi pare una cazzata: la verità, ma per piacere! Datemi un bonifico, bello grosso, e dopo ne riparliamo, della verità). E non venite a menarmela che non è vero. Se ce l’hai, il denaro, o se sai come farne in fretta, bene. Se no, cazzi tuoi. Punto e basta.
Però, il fatto che la mia giornata è salva, non credo sia merito solo del prosecco. Nemmeno di Le Sanglier, brav’uomo. È una questione di allenamento coi temporali. I temporali, sì. Guardi il cielo, vedi un fulmine. Da bambina stavo ad aspettare col fiato sospeso il tuono, che seguiva un secondo, due secondi dopo, e, anche se lo sapevo che sarebbe arrivato, il tuono mi faceva sobbalzare lo stesso, gelandomi di terrore. Io stavo in balìa del tuono. Col tempo, molto tempo, ho cominciato a spostare lo sguardo. Così, quando il tuono arriva (perché arriva), mi coglie indaffarata su un libro, un foglio, una lampada, un piatto di bucatini (un prosecco). Sobbalzo, ma di meno. Alle cose bisogna stargli un poco di lato. La frontalità perfetta scombina i punti di fuga; l’unico rischio realmente grave è di fare torto alla prospettiva, ignorare le grandezze. Questo sì, si può aggirare.

Così: fulmine, prosecco, tuono, fine del temporale. Dieci minuti dopo andiamo al cinema a vedere Treno di notte per Lisbona, a lui piace tantissimo, a me insomma direi di no, e i dialoghi?, bah i dialoghi un po’ cretini, sì però Jeremy Irons è sempre bravo, sì ma che storia scontata, a me invece la storia è piaciuta un sacco, domani sera andiamo a teatro che abbiamo ancora quattro ingressi gratis, gratis una sega quello era il mio regalo di compleanno per te se ti ricordi, sì mi ricordo infatti per me sono gratis grazie amore mio che me li hai regalati, prego amore mio, te ne cedo uno così andiamo insieme, grazie che mi regali un pezzo del regalo.
La giornata la porti a casa. Non è che, se t’impunti a non volerla portare a casa, i tuoni e i fulmini la pianteranno di riversarsi sulla terra. E allora tu goditelo, questo prosecco.

3 pensieri su “Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, e nemmeno la verità

  1. Mi piace, però mi spiace per la casa. Hai tutta la mia solidarietà e comprensione. I miei primi 47 anni sono stati tutto un susseguirsi di traslochi. In Groppa Al Lupo per tutto.
    Enzo

  2. Scusa per i video, Non so se è stato per consolarti delle volte che non hai visto ciò che ti interessava. Che presunzione dai! Chi mi dice che questo ti sia piaciuto o possa piacerti. Forse perchè spesso io guardo con spritz a portata di bocca così ci finiscono dentro i lacrimoni. Vabbè faccio basta, è meglio!

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