Di lato

Stavamo guardando un film in televisione, uno scelto a caso. È riposante guardare un film scelto a caso, la sera (sospendere la volontà, il pensiero, le convinzioni, le preferenze, le speranze. Stare inebetiti, scordarsi).
In una scena c’era un regista, parlava di un film che avrebbe voluto fare una volta, diceva che era stato il sogno della sua vita, che per tanto tempo non aveva pensato ad altro in ogni momento del giorno, che adesso, invece, s’era ridotto a girare qualunque cosa, anche quella fiction televisiva in venti puntate ambientata in un ospedale – lo diceva con una quieta rassegnazione nella voce. Però, affermava il regista, quel film mai realizzato era stato proprio un desiderio grande.

Allora lui, in quel momento, mentre l’attore in televisione raccontava di questo desiderio, ha cambiato posizione sul divano, si è aggiustato sui cuscini. Io, che gli stavo seduta vicino, l’ho guardato. Stava fissando il pavimento. Poi si è girato verso di me e mi ha detto: “Sai, mi sono accorto che io non ce l’ho più un desiderio di quel tipo, come quello lì… cioè, un progetto di lavoro che voglio realizzare, una cosa che sto lì e ci penso tutti i giorni e ci rimango sveglio la notte, che anche se non viene bene o anche se non ce la faccio a raggiungerla, comunque la inseguo, ci corro dietro. Un desiderio, insomma. È un po’ che non mi capita”. Si è aggiustato un’altra volta sui cuscini, come se non riuscisse a trovare un posto comodo. Io ho osservato il pavimento, nel punto dove lo stava osservando lui. Ho detto: “Nemmeno io ce l’ho più”. Siamo rimasti per qualche minuto a fissare il pavimento tutti e due.
Avevamo fatto la stessa considerazione, per questo abbiamo ricominciato a guardare in silenzio il film: perché non ci potevamo aiutare.

Dopo ci siamo guardati un altro film, scelto ancora con quel torpore che alle volte fa bene, un poco intontiti, un poco assenti, come quando uno dice che fa una cosa “tanto per” (a volte mi viene la voglia, o una tentazione, di trovare un verbo nuovo a reggere quella preposizione a metà tra il fine e la causa, un verbo che non sia “farla”). Raccontava, questo film, di un uomo in giacca e cravatta, un assicuratore mi pare, a cui una banda di teppisti ammazza tutta la famiglia, uno dopo l’altro, e lui diventa come quelli che gli hanno ammazzato la famiglia, cioè comincia ad ammazzare pure lui tutta la banda, uno dopo l’altro, per vendetta. Il film si riassume così: prima l’uomo perde la famiglia, poi il sorriso, poi il senno, poi la giacca e la cravatta, poi il lavoro e la casa, poi la libertà, infine la dignità. O forse la dignità la perde prima, dopo aver perso la famiglia, oppure se la perde tra il senno e la giacca, o forse la dignità stava proprio in principio, non lo so, non l’ho capito bene. Qualunque sia l’ordine delle perdite, comunque, il capo della banda che gli ha fatto perdere tutto se lo conserva da ammazzare per ultimo. Dopo una lunga lotta, si ritrovano fianco a fianco seduti su una panca, tutti e due ricoperti di sangue e con l’ultimo fiato a disposizione. L’uomo che ha perso tutto gli chiede: “Sei pronto?”. Il capo della banda gli dice: “Guàrdati. Adesso sembri uno di noi”.
A me è venuta in mente la storia di Giobbe raccontata da Joseph Roth nel romanzo (“Romanzo di un uomo semplice” è il resto del titolo). Mi è venuta in mente come mi vengono in mente le cose quando sto davanti a un fatto e dovrei, suppongo, pensarne cose pertinenti, più appropriate al fatto, rimanendogli di fronte, e invece le penso in un altro modo: di lato.

Di lato, mentre continuavo a guardare il film sull’uomo che aveva perso tutto, pensavo pure che quella cosa che avevamo detto prima sull’assenza di desideri, a trentun’anni a testa, era immorale. Allora, alla fine del film (l’uomo che aveva perso tutto viene arrestato mentre sta guardando un vecchio filmino della sua famiglia, quando stavano tutti insieme allegri), gliel’ho detto, a lui che si era appena aggiustato sui cuscini un’altra volta. Proprio così gli ho detto: “È immorale”, senza spiegargli che mi riferivo a quello che avevamo detto due ore prima, mentre guardavamo quell’altro film del regista che aveva avuto un desiderio grande. Lui ha annuito e poi siamo andati a dormire.

2 pensieri su “Di lato

  1. Ti ho letto tutto d’un fiato. Splendido (perché scritto bene) e amaro spaccato di una quotidianità che, ti assicuro, è condivisa da molti (da me di sicuro).

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