At the window

Edward Hopper, At the window (1940)

 

Vivi al primo piano di un palazzo dove, al piano terra, c’è un negozio di tolettatura per cani. Si chiama La Casa dei Cuccioli. Ignorarne il nome passandoci davanti è pressoché impossibile a tutti i vedenti, perché l’insegna di questo negozio consiste in diciassette spropositati caratteri scatolati, verniciati di verde acido e tenuti insieme da una ingombrante struttura metallica fissata al balcone di un appartamento al primo piano.
Il tuo.

Vivere in un appartamento che sta sopra un negozio di tolettatura per cani non è un fatto privo di rilevanza per chi ci vive, come invece potrebbe sembrare a chi non ci vive. Tu lo sai bene, perché ci vivi. Se il negozio di tolettatura per cani, poi, si chiama La Casa dei Cuccioli, e se l’insegna del negozio identifica immediatamente a una distanza di circa ottocento metri il balcone di casa tua, allora gli altri fatti non privi di rilevanza nella tua esistenza, per esempio, che so, il fatto di avere un lavoro precario e pochi soldi, e il fatto di abitare nel tratto più squallido della Tiburtina alla periferia di Roma, potrebbero finire col sembrarti, alle volte, delle tessere di un grande, emblematico mosaico, o i dettagli impliciti di un dipinto, dove il negozio di tolettatura per cani è là in basso, forse un poco sulla sinistra, e tu stai lì, al centro del dipinto come un coglione esplicito, affacciato al tuo balcone, mentre fumi una sigaretta. Riesci a vederti? Se non fosse per quella grossa, madornale insegna verde acido sotto di te, a pochi centimetri dalla sigaretta che tieni nella mano, sembreresti un quadro di Hopper. In effetti, mentre fumi lentamente la tua sigaretta e osservi le finestre illuminate dell’edificio di fronte casa tua, che poi è l’albergo dello stabilimento termale responsabile di averti alterato l’olfatto a colpi di esalazioni sulfuree, ti chiedi se a qualche cliente dell’albergo venga in mente un quadro di Hopper, quando ti fissa dall’altro lato della strada.

Anche i clienti dell’albergo di fronte casa, infatti, si affacciano alla finestra della loro camera. Sono perlopiù facce di uomini e donne ancora giovani – quelle meno giovani, supponi, stanno alle terme, al piano di sotto dell’albergo, a fare le inalazioni – e si vedono soprattutto d’estate. Anche loro, incorniciati da infissi di colore bianco e acquamarina, sembrano un quadro di Hopper, ma un altro, non quello che assomiglia a te e al tuo balcone.
Si affacciano, appoggiano i gomiti sul davanzale, accendono una sigaretta come te, la fumano lentamente. Loro, però, sono lì di passaggio. Hanno appena completato un ciclo di trattamenti per la pelle o, come più spesso ti piace immaginare, hanno da poco finito di fare l’amore, con una persona anche lei di passaggio. Qualche volta il piacere dell’immaginazione ti viene sottratto, perché accade di intravedere davvero una donna mezza nuda dietro la tenda, e allora ti devi inventare una storia con altri dettagli che non vedi (chi è la donna mezza nuda? Un’amante, sì, certo, ma che tipo di amante? Come ama?).

I vostri sguardi si incontrano. Succede mentre, dal piano di sotto del tuo palazzo, si levano disperati i guaiti dei cani della Casa dei Cuccioli. Pare che li stiano scannando, invece li stanno lavando, asciugando, tosando, profumando, infiocchettando (ma tu, in alcuni momenti, che sono momenti alla fine di una giornata in cui non hai fatto altro che ascoltarli piagnucolare per un bagno caldo, tu nutri segretamente il desiderio che quei cuccioli bastardi li scannino il prima possibile). Vi guardate, tu e il cliente dell’albergo di fronte casa, e ti scopri a cercare di coglierti attraverso i suoi occhi, mentre fumate la vostra sigaretta in silenzio. Vi guardate, e pensi che non devi fare certo una bella impressione, curvo sopra quell’insegna appesa al tuo balcone, La Casa dei Cuccioli, in mezzo ai guaiti dei cani che provengono dal piano terra del tuo palazzo. “Io qua ci vivo. E lei? Lei che ci fa da queste parti, oltre alle cure termali?”. Così vorresti dirgli, urlando per cercare di sovrastare i latrati, ma non sei tipo da rivolgere una domanda così intima, per giunta urlando, a una persona sconosciuta che s’affaccia alla finestra di una camera d’albergo.

Ti è sempre piaciuto guardare dietro le finestre delle case. Piace un po’ a tutti. Tavole preparate per la cena, luci, soggiorni, librerie – le librerie soprattutto, e la sagoma di persone e di persone che tengono in braccio un gatto. D’estate, o in primavera, ti piace di più perché le finestre sono aperte, e alle immagini si accompagnano i suoni, a mo’ di sottotitolo: acciottolìi di piatti in cucina, tv e radio accese, voci di gente che litiga, gente che canta, gente che ride, gente che piange, gente che bestemmia. Ti piace da quando sei bambino e non hai ancora capito perché, visto che a casa tua si litigava, si cantava, si rideva, si piangeva e si bestemmiava come nelle case degli altri.

Rientri in casa, ti prepari un caffè. Adesso osservi l’edificio dell’albergo attraverso il giallo girasole delle tende nel tuo soggiorno. Infine torni alle tue occupazioni. Rileggi quello che hai scritto e scopri con un certo stupore di esserti declinata al maschile per tutto il tempo, come se non fossi tu l’imbecille sul balcone sopra la Casa dei Cuccioli, ma uno qualunque (non hai più voglia di pensarci, perciò decidi che di questa stramberia è senz’altro responsabile la lingua in cui scrivi, che tende a declinare il soggetto al maschile se accanto gli sta una donna, o se il soggetto vuole restarsene indefinito e riguardare tutti gli individui).
Finalmente pensi che non sei buona a raccontare le cose in seconda persona, e che però avevi proprio tanta voglia, diresti addirittura bisogno, di vederti dall’altro lato della strada.

2 pensieri su “At the window

  1. Flavia, la parte finale sul maschile e sul femminile l’ho riscritta almeno cinque volte, alla fine l’ho snellita e le ho lasciato uno spazietto tra due parentesi vagamente endofasiche, per evitare di fare danni più grandi di quelli consueti. Le Sanglier, però, è stato obbligato come sempre a leggere tutte le stesure, e non si è ancora ripreso.

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