Non aprite quella porta, se c’è Le Sanglier

Una cosa bella che a me e Le Sanglier piace fare la sera a casa, quando non ci va di fare le altre cose belle, è accoccolarci sul divano e guardare film finché non ci viene sonno, cioè finché Le Sanglier non mi porta di peso a letto dopo che mi sono addormentata un paio d’ore prima di lui che, conseguentemente, vede almeno un film in più di me.
La scelta del film o dei film da guardare insieme è generalmente un momento assai delicato, sia quando si tratta di guardarli a casa in un groviglio di gambe e braccia spalmate su tutta la superficie disponibile tra il divano e il tappeto, sia – ma di più – quando si tratta di andare al cinema e, dunque, di pagare un biglietto (in questo secondo caso, riuscivo, fino a poco tempo fa, a convincere l’amico Nosferatu a venire con me. Adesso invece mi dice: “I tuoi film spaccapalle te li guardi da sola”. Dev’essere successo quando gli ho proposto un cinema d’essai, forse suggerendogli tutto il Decalogo di Kieślowski. A lui non piace Kieślowski, e nemmeno a Le Sanglier, che quando ha visto Film blu mi ha detto: “Secondo te uno che fa un Film blu e ci mette dentro tutte cose di colore blu è originale?”. I due, Le Sanglier e Nosferatu, accarezzano da tempo il progetto di sottopormi a una visione forzata e ripetuta de Il grande Lebowski, che sono concordi nel ritenere uno dei migliori film mai apparsi su questa terra. Io che Il grande Lebowski sia un bel film me lo posso immaginare facilmente, non è che non lo voglio guardare, anzi, lo vorrei proprio guardare tutto, dall’inizio alla fine, invece di lasciar perdere dopo i primi dieci minuti come finora ho fatto: è che, per principio, non lo guardo finché loro non guardano tutto il Decalogo di Kieślowski, muti).

La visione serale di un film in modalità “addivanamento domestico” con Le Sanglier, di solito, si può tradurre in attività di piluccamento sfizioso di scene qui e là, arraffate dalle pile dei nostri dvd allineati nello scaffale sotto il televisore (i miei in prima fila, i suoi in seconda, fatta ragionata eccezione per alcuni che ho decretato meritare un posto nella selezione di quelli a portata di mano e di vista). Oppure può consistere nell’analisi integrale, attenta e profonda di un solo film (il secondo, come ho detto, succede spesso che Le Sanglier se lo guardi da solo mentre io godo di un sonno imperturbabile). In questo caso, per mettersi d’accordo sulla scelta bisogna proprio essere tanto innamorati. Noi, per il momento, lo siamo ancora e credo sia questa l’unica motivazione grazie alla quale, qualche volta, riusciamo a metterci d’accordo su quale dvd sdoganare nel lettore, ottenendo risultati inaspettati per entrambi (ma solo qualche volta delle volte che riusciamo a metterci d’accordo, quindi raramente). Altre volte, invece, malgrado la disponibilità alla mediazione di cui solo l’annebbiamento amoroso può rendere capaci, non se ne viene a capo fin dall’inizio e finisce che passiamo la serata a visionare i primi minuti di ogni film che ciascuno propone all’altro, senza riuscire a trovare quello che fa contenti tutti e due; in questo caso, infatti, succede spesso che, se il film proposto viene presentato da chi lo propone come “un film imperdibile”, l’altro cominci a valutarne svogliatamente i primi minuti con la preliminare e lucida consapevolezza di volerselo perdere. Credo possa dipendere dal fatto che non ci piacciono quasi mai le stesse cose, oppure dal gusto irrinunciabile di far incazzare l’altro, e questo piace a tutti e due.
Spesso, soprattutto a tarda notte, succede che riceviamo beneficio dallo zapping televisivo, di cui Le Sanglier è fervente praticante e sostiene le proprietà rilassanti.

Proprio durante uno di questi momenti, ieri sera, Le Sanglier si è imbattuto nel prequel di Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre), che stava cominciando in quell’istante su MTV. “Non ho mai visto questo film. Sai, – mi ha detto incuriosito mentre scorrevano i titoli di testa – la cultura del cinema horror mi manca completamente”. “È un film imperdibile nel suo genere”, gli ho detto io, nella speranza di conquistare subito il telecomando, o di passare alla scelta del dvd tornando addirittura a insistere sulla mia proposta de Il posto delle fragole, che avrei voluto rivedere per la nona volta. Però ieri sera Le Sanglier era seriamente motivato a iniziarsi al cinema horror, perciò ci siamo guardati tutto il prequel di Non aprite quella porta. Immaginando che lui, il candido, non avrebbe retto a lungo la visione di tanta violenza, dopo un po’ ho cominciato a dirgli: “Oh, stai bene? Guarda che possiamo pure cambiare”, mostrandomi premurosa verso la sua sensibilità, mentre tenevo pronto sotto il cuscino il dvd de Il posto delle fragole. “No no, ormai ci sto, lo voglio finire”, ha detto con la vocetta di un bambino deciso a mascherare di essersela appena fatta nei pantaloni.
Quando l’abbiamo finito, Le Sanglier era bianco come un sudario ed è rimasto in silenzio per alcuni minuti, con lo sguardo fisso sul televisore. Poi si è girato lentamente verso di me. Io mi sono preoccupata e ho istintivamente indietreggiato, pensando che, perso il senno ma sprovvisto di una motosega, stesse per afferrare il vaso di fiori rossi finti sul tavolino rosso finto Ikea e pure il tavolino rosso finto Ikea per spaccarmeli tutti e due in testa (bisogna dire che Le Sanglier manifesta da sempre la sua disapprovazione riguardo alla collocazione del vaso di fiori rossi finti sul tavolino rosso finto Ikea e che io, invece, ne sostengo l’armonia di tinte con i cuscini rossi, le candele rosse e il tappeto rosso del nostro soggiorno rosso).
Invece mi ha detto: “Ma non era meglio se ci guardavamo un bel porno, che lì si vogliono tutti bene?”. Io allora mi sono rasserenata, perché ho capito che lui era ancora lui, il mio mite mammifero da compagnia, e soprattutto che il vaso di fiori rossi finti e il tavolino rosso finto Ikea erano ancora salvi.
Purtroppo, però, nemmeno la camomilla che si è fatto alle due di notte è servita a restituirgli la pace, soprattutto quando ha appreso da Wikipedia che il capostipite della saga di Non aprite quella porta, quello del ’74, fu realizzato grazie agli incassi di Gola profonda, uno dei suoi film preferiti. Temo che non si riprenderà mai dalla scoperta del felice sodalizio tra horror e porno.

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3 pensieri su “Non aprite quella porta, se c’è Le Sanglier

  1. Emiliano B e Pendolante: avete ragione, avete ragione. Magari posso accettare di vederlo a patto che Le Sanglier e Nosferatu vedano almeno il primo episodio del Decalogo, invece che tutto.

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