“Il giorno in cui l’anima mi sgattaiolò dal naso”. Prefazione

Sta scritto: “In principio era la parola!”
Qui già m’impunto. Chi mi aiuta a proseguire?
No, porre così in alto la parola
non posso. Devo tradurre in altro modo,
se mi darà lo spirito la giusta ispirazione.”
(Goethe, Faust I, 1224-1228)*

Cari lettori di Tornasole,

quello che sto per compiere verrà senz’altro ritenuto un atto di crudeltà e inammissibile ingiustizia. Potrebbe esserlo. Tuttavia si tratta di un male che, per ragioni qui inspiegabili e comunque sempre incomprensibili all’umano sentire, ritengo necessario.

Di recente, ricorrendo a ogni mezzo a mia disposizione, ho fatto in modo di avvicinare la signora Morelle Rouge, autrice del blog che da circa un anno Voi, lettori d’indubbia intelligenza ma di scarso gusto, leggete nella cosiddetta Rete, covo d’ogni immaginabile e inimmaginabile nefandezza umana.
Avrete certamente notato che negli ultimi tempi l’autrice non accenna a pubblicare i suoi scritti. Qualcuno di voi, lo so per certo, si è interrogato sulle ragioni di una tale prolungata assenza.
Ebbene, quest’oggi mi sono illecitamente appropriato dei dati necessari ad accedere al suo blog (non è stata un’operazione per me complicata: l’infelice non è in grado di memorizzare un numero di password superiore a tre, e tre sono le password da lei abitualmente utilizzate per l’accesso al blog, alla posta elettronica, ai social network e tutti gli altri siti web ai quali è iscritta, nonché al suo conto postale e bancario. È stato perciò sufficiente essere abili conoscitori della natura di Morelle Rouge, cioè essere me, per sapere tutto ciò che si può sapere di lei).

In queste gelide settimane d’inverno, la sciagurata non ha pace. In uno degli innumerevoli cedimenti della sua già ridotta lucidità, assai più strazianti di quelli che un tempo la inducevano a scrivere grosso modo con regolarità, la poveretta ha voluto mettermi al corrente di un avvenimento inquietante di cui si è ritrovata suo malgrado protagonista circa un mese fa, facendomi infine promettere e giurare più e più volte che mai un tal segreto sarebbe uscito dalla stanza nella quale in quel momento ci trovavamo (un modesto soggiorno arredato con vecchi mobili della nonna e mobili seminuovi acquistati al Reparto Occasioni di Ikea, non certo ingentilito dalla presenza del suo celebre compagno, Le Sanglier, il quale nel frattempo ciabattava con fare indifferente intorno a noi, muovendosi nell’aria pregna dei due spicchi d’aglio che lo stesso aveva lasciato a soffriggere lentamente in cucina, all’ora di pranzo).
La sventurata temeva, sopra ogni altra cosa, che quanto mi andava rivelando potesse divenire materia di racconto, trafugato e licenziato poscia sotto il suo rispettabile nome.
Tuttavia io, essere notoriamente perfido e spregevole di cui pur la misera ingenua continua a ignorare l’aberrante bestialità, non ho potuto tenere fede alla mia promessa, e al giuramento solenne che la sciocca m’impose al cospetto di una copia malridotta di “Fame”, di Knut Hamsun, ch’ella delirando afferrò a caso dalla sua libreria. Del resto, miei cari Signori e mie carissime Signore, non si comprende perché mai ci si aspetti ch’io sia meno volubile di voi umani, né perché quell’idiota mi fece giurare con la mano su un libro, né perché dovrei sapere chi cazzo è Knut Hamsun.
Così, dopo essermi congedato dalla mia malcapitata, promettendole di non far parola con nessuno su quanto le mie orecchie avevano udito, mi sono affrettato sui miei piedi caprini a rintanarmi nel mio studio maleodorante, dove ho cominciato anzi a mettere per iscritto, uno scritto veritiero e grossolano, cioè confezionato in tal guisa che potesse facilmente sembrare opera sua, la storia che avevo appena ascoltato, alla quale ho dato il titolo provvisorio Il giorno in cui l’anima mi sgattaiolò dal naso.

Mosso da ferino desiderio di far torto all’autrice di Tornasole e di esporla al vilipendio dei lettori e al ludibrio della sorte, vi annuncio dunque di essere prossimo a pubblicare in questo blog quanto ella, preda di indicibile angoscia, mi confessò quel giorno.

A.

[* Johann Wolfgang Goethe, Faust. Urfaust, traduzione di Andrea Casalegno, Garzanti 2002, p. 91]

2 pensieri su ““Il giorno in cui l’anima mi sgattaiolò dal naso”. Prefazione

I commenti sono chiusi.