Un campione di scrittura femminile al secondo giorno di ciclo da donare alla ricerca scientifica

Una donna non dovrebbe scrivere, nei giorni del ciclo mestruale.
Cioè, se vuole scrivere, che scriva, ma non scriva su un blog, o comunque non scriva per essere letta. Perché, se in condizioni non alterate dal mensile sconquasso ovarico scrive bene, è possibile e anzi da temere che in quei giorni scriva male e, se in condizioni non alterate dal mensile sconquasso ovarico scrive male, è plausibile e anzi da temere che in quei giorni scriva peggio.
Soprattutto, nei giorni del ciclo mestruale, una donna che abbia in seria considerazione l’attività di scrittura dovrebbe tenersene alla larga e piuttosto mandare giù una compressa di ibuprofene, o farsi una tisana.
Se non sa resistere alla tentazione di scrivere, e malauguratamente di scrivere su un blog, e se non c’è nessuno a impedirglielo con la forza, dovrebbe almeno avere la premura d’avvertire il lettore.
Dovrebbe dire, credo: “Caro lettore, sto per scrivere di questo, o di quest’altro. Torna quando ho finito”.

Ieri avevo cominciato a mettere in ordine le numerose centinaia di foto sul mio computer, un lavoro che rimandavo già da tempo, e lo rimandavo perché è un lavoro che ogni tanto si deve pur fare, come la scansione antivirus o la pulizia del disco, o gli esami del sangue o le ecografie, e quello che ogni tanto si deve pur fare mi annoia o mi turba. In effetti, ho lasciato perdere dopo un po’, perché non riuscivo a decidere se il criterio migliore fosse quello cronologico (anno per anno), o tematico (viaggi, città, esperienze, situazioni).
Quello cronologico m’incupiva e quello tematico m’insospettiva.
Il primo obbligava a una percezione tanto semplice quanto penosa di un aberrante processo di sottrazione in atto. Ogni anno che passa, infatti, non è un anno in più che abbiamo, ma un anno in meno che resta.
Il secondo costringeva a sospettare che il tema, quando c’è, sia raramente uno solo e quasi mai quello che pare più evidente.
La scelta, dunque, era tra il criterio della cupezza e il criterio del sospetto.
L’ibuprofene lo avevo già preso e la tisana non ce l’avevo. Allora mi sono messa a scrivere.

Caro lettore, adesso ho finito e tu puoi tornare, se ne hai voglia. Però, per favore, quando non trovi nuovi scritti su questo blog, non mandarmi e-mail in cui mi chiedi perché non scrivo.

7 pensieri su “Un campione di scrittura femminile al secondo giorno di ciclo da donare alla ricerca scientifica

  1. Secondo me questo post doveva continuare. A ciclo concluso reclamerà la sua naturale prosecuzione. (Questo messaggio non chiede in alcun modo motivazione del perché l’autrice non scriva. Però si augura che scriva).

  2. Sostengo da sempre che nella fase del ciclo non dovremmo guidare aerei, lanciare coltelli o dire quello che pensiamo. Ora aggiugo anche scrivere. Mi hanno tacciata di discriminazione di genere. Non voglio andfare a fondo ma credo che le peggiori condanne siano state date da magistrati in fase mestruale.
    Mi piace quello che scrivi e come lo scrivi.
    A presto
    Raffaella

  3. Ciao Raffaella,
    benvenuta da queste parti. Nella fase mestruale dovremmo forse essere internate. Però, a ben vedere, spesso non solo in quella fase.
    A presto

  4. Se questo è vero, data la mia condizione anagrafica, prevedo che presto potrò scrivere liberamente tutti i giorni di ogni mese. Così non chiederanno più perché non scrivo (incredibile, ma vero, succede anche a me). La gente è strana.

  5. @ Ironica: per ragioni legate, credo, alla mia condizione anagrafica, devo dire che non ho ancora mai considerato seriamente il tempo in cui si potrà scrivere tutti i giorni di ogni mese. Però penso: a quel punto ci saranno le caldane e l’animo livido della menopausa. E siamo punto e a capo (e pure più di una volta al mese).
    No, mi sto avvicinando a questa conclusione: che ci tolgano la penna definitivamente, indistintamente.

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