Lezione di tango numero due

Dopo la nostra prima lezione dimostrativa di tango, io e Le Sanglier abbiamo convenuto che il Tango è certamente un’attività eleggibile a hobby settimanale, pur non avendo io completamente chiarito a me stessa la nozione di hobby (ma, si sa, non possiamo capire tutto). Allo stesso tempo, abbiamo notato che il tango, come numerosi hobby, comporta spese mensili non detraibili e su ciò avevamo entrambi idee limpide. Non è stato difficile, inoltre, rilevare che la scuola che avevamo scelto per il nostro primo incontro di prova si trova a quarantacinque chilometri da casa, situazione non così inusuale per chi viva e agisca a Roma e dintorni, ma intuitivamente migliorabile.
Pertanto abbiamo risolto di compiere un’indagine sistematica e realizzare un’accurata mappatura delle scuole di tango romane, annotando e comparando distanze, tempi di percorrenza, millilitri di benzina necessari, nonché, naturalmente, i costi di iscrizione al corso.
Durante la nostra minuziosa analisi di mercato, coordinata dall’amica Maruska, tanguera ormai alle soglie del livello intermedio nell’arte dell’abbraccio argentino, ci siamo accorti che questo è il periodo delle lezioni dimostrative gratuite. Cioè tutte le scuole, tra settembre e ottobre, offrono una lezione a principianti assoluti allo scopo di motivarli a iscriversi al loro corso piuttosto che a un altro. “Tutte le scuole” a Roma significa che quasi ogni sera, tra settembre e ottobre, un principiante assoluto può trovare un posto dove andare a fare figure barbine gratis, mentre nel frattempo cerca il baricentro del suo movimento e della sua motivazione.
Da quando abbiamo intuito ciò, io e Le Sanglier abbiamo un’agenda serale fittissima e ricca di nuove prospettive, e la nostra motivazione a ballare il Tango cresce di giorno in giorno.

La nostra seconda prima lezione di prova è avvenuta domenica sera, tre giorni dopo la prima prima lezione di prova, in una scuola a venti chilometri da casa, requisito, questo, che sembrava favorirla come la candidata ideale. Tuttavia le cose non sono andate come speravamo.
Dopo i primi dieci minuti scarsi, infatti, abbiamo capito che non tutti i partecipanti si trovavano alla loro prima prima lezione di prova, e nemmeno alla loro seconda prima lezione di prova, ma che il corso per principianti assoluti era già cominciato da tre o quattro settimane. La scuola, evidentemente generosa nel suo desiderio di motivare quante più persone possibili, continuava fino alla fine del mese ad ammettere al corso nuovi principianti, aventi diritto a una lezione di prova gratuita. Consultandoci rapidamente con i nostri occasionali compagni di ballo, tra una strattonata e un calcio negli stinchi, io e Le Sanglier abbiamo dunque realizzato che la classe era costituita da alcuni principianti imbarazzati alla loro prima prima prova gratuita, molti principianti determinati alla loro terza o quarta lezione pagata e due pericolosi imbecilli alla loro seconda prima prova gratuita.
Che però la lezione fosse principalmente rivolta al gruppo più numeroso, cioè a quelli che avevano cominciato a ballare più seriamente il Tango da almeno tre o quattro settimane dedicandogli una porzione del loro tempo e del loro stipendio, ce lo ha chiarito l’azione didattica dei due maestri. In un’ora e mezza, infatti, io e Le Sanglier siamo stati chiamati a confrontarci con una proposta di apprendimento di tipo deduttivo, piuttosto lontano dagli approcci umanistico-affettivi che avevano chiaramente caratterizzato la nostra prima prima lezione di prova e da quell’induttivismo grammaticale che tanto mi è caro. In un’ora e mezza, insomma, io e Le Sanglier abbiamo dovuto eseguire ripetutamente la Salida basica prima (otto passi con cruzada femminile), la Salida basica seconda (sei passi, o cinque – non mi ricordo – senza cruzada femminile) e il cambio fronte (mezza luna sul cinque, o sul sei, anche questo non me lo ricordo), curando al contempo l’eleganza del movimento e prestando la dovuta attenzione alla flessione delle ginocchia, all’inclinazione del proprio asse, alla posizione e alla distanza dei nostri rispettivi malleoli.

Confesso di non aver mai pensato al mio malleolo.
Mi rendo conto, però, che tutti dovremmo averne consapevolezza. Se io avessi consapevolezza di dove metto il malleolo, infatti, domenica non gli avrei fatto passare una brutta serata, soprattutto nei momenti in cui l’ho incruzado col malleolo del Sanglier. Il malleolo, in effetti, è importante perché ha avuto un ruolo determinante nel calo della motivazione che, com’è o dovrebbe essere noto, è alla base di ogni apprendimento di successo.
Tuttavia io non mollo e il mio malleolo neanche. Pure Le Sanglier e il suo malleolo sembrano determinati a trovare un accordo con noi. Domani sera, perciò, avremo la nostra terza prima lezione di prova in un’altra scuola, che è quella frequentata dall’amica Maruska.
L’amica Maruska ha provveduto a informarsi per noi presso i maestri e ci ha infine tranquillizzati: il corso per principianti assoluti è sì già iniziato anche da loro, i partecipanti sono sì alla terza o quarta lezione pagata (ma gratuita per i nuovi arrivati), però hanno imparato solo l’ocho e la cruzada, che si possono apprendere rapidamente, in base al noto principio di imitazione, guardando qualche video su You Tube. Purché si faccia attenzione ai malleoli.