Il giorno dei blogger #1. Là in fondo, in basso a sinistra

Nel 2004 Loredana Lipperini ha scritto una prefazione a La notte dei blogger (Einaudi), un’antologia di racconti firmati da alcuni dei migliori blogger italiani che già da qualche anno popolavano la rete. Si trattava soprattutto di scrittori non (ancora) consacrati da una casa editrice, non battezzati da una pubblicazione cartacea di ampia, o comunque considerevole, diffusione. Perché, sostanzialmente e malgrado i profondi cambiamenti che la rete ha portato nell’editoria e nelle modalità di fruizione di testi, la linea di demarcazione tra uno scrivente e uno scrittore continua, mi pare, a essere il libro, quello di carta che trovi in libreria – in quale punto della libreria, in quali quantità di copie e con quale grado di visibilità per i lettori, dipende da molte cose e da alcune persone. Questo, cioè il fatto che uno scrivente approdi in libreria e finalmente diventa uno scrittore, non lo trovo affatto spiacevole, anzi: la carta ha un odore buonissimo, ogni casa editrice ha il suo, o meglio, i suoi, perché variano anche in base alle collane. Più spiacevole è, semmai, osservare che spesso molti validi blogger scrittori – o scrittori blogger, come si preferisce – restano confinati nei labirinti del web, mentre le librerie tendono ad affollarsi di stronzate scritte male, che sono molto peggio di una stronzata scritta bene, perché una stronzata scritta male ci impoverisce tutti e questo ci dovrebbe intristire (ma evidentemente non lo fa abbastanza), mentre una stronzata scritta bene ha qualche speranza in più di fertilizzare la terra e la Terra. Ma questa qui è una faccenda complessa e a me non piace dilungarmi (questo blog, caratterizzato da post sempre brevissimi e di piacevole lettura, ne è una prova evidente). Però mi sento di suggerire che le stronzate scritte malissimo, di solito, si trovano all’ingresso della libreria, o comunque collocati in punti ben visibili ai clienti.

Nella sua prefazione del 2004, una stronzata scritta benissimo, la Lipperini scriveva:

Poi arrivarono i blog. In quattro anni quelli italiani sono passati da poche centinaia a centinaia di migliaia, mille nuovi ogni mese, milioni di pagine web dove è possibile raccontarsi e leggere i racconti degli altri. […] Internet ha permesso cose importanti, per la letteratura: non soltanto poter leggere libri gratuitamente sulla rete, e non soltanto utilizzare la rete, come fanno molti editori di area anglosassone, per pubblicizzare volumi attraverso microspot pensati per il web. Questo è assolutamente il meno. La parte più interessante di quella che viene chiamata Click Lit è la creazione, e il consolidamento, di una realtà critica indipendente e molto più vasta da quella titolata. Basti pensare, ed era solo l’inizio, alle recensioni dei lettori che appaiono da anni sul sito di Amazon e che hanno reso anonimi navigatori più importanti e vezzeggiati di una penna accademica. I loro nomi non si ricordano. Ma è esattamente questo il punto: quella che si va clamorosamente affermando è una forza collettiva. Una capacità, da alcuni prevista, di condivisione. (pp. X-XII)

Sull’idea di forza collettiva non sono sempletamente d’accordo, perché il narcisismo trasudato da ogni blogger in piena regola – ma, pure la Lipperini lo ricorda altrove nella sua prefazione, il narcisismo è un fatto antico e ne è affetto chiunque (possiamo aggiungere che oggi è rilevabile in forme assai più moleste di quella dei blogger) – non mi pare compatibile con questa idea di collettività. Tuttavia è vera una cosa: i blogger ululano come cani e lupi. Detta così, me ne rendo conto, potrebbe suonare poco lusinghiero nei confronti dei blogger (o dei cani e dei lupi, dipende dai blogger, perché è vero pure che ci sono blogger e blogger). Voglio dire che l’ululato di cani e lupi è una modalità comunicativa condivisa, segnala la propria presenza su un territorio, riunisce, influenza, richiama, ognuno con la propria voce. Perlopiù non ci conosciamo di persona (e, spesso, è meglio così), ma ci leggiamo con un’assiduità che non accorderemmo nemmeno ai compagni di letto.
In questo senso, quella dei blogger è certamente una forza collettiva. Utile a chi e come, non l’ho ancora capito. Dipende, anche questo, dalla propria collocazione nel web. Che so, diciamo là in fondo, in basso a sinistra?

[continua]

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