Momenti di trascurabile infelicità #3

Affacciarmi sul balcone e vedere la mia macchina, Smeralda Deluxe, in uno stato deplorevole. Impiegare le energie a disposizione per commiserarla, invece che per lavarla.
Chiedermi perché l’ho voluta.

Amare un uomo che si addormenta davanti a La strada verso casa di Zhang Yimou. Sapere che lui dice la stessa cosa della donna che ama (la stessa che lo ama, immagino), riguardo ai film che le propone.

L’esistenza dell’attesa.
La consuetudine con la quale, in certe particolari attese, mi viene in mente il racconto di Kafka Davanti alla legge. Cioè, il fatto che mi venga in mente in un momento spiacevole, mentre leggere Kafka era spiacevole in un modo molto piacevole, come sentire in altre occasioni della vita, e per tutto l’anno successivo alla prima lettura de La metamorfosi, un dolore alla schiena ogni volta che vedevo delle piccole mele rosse. Pensare che le piccole mele rosse conficcate nella schiena, volendo – così si dice, “volendo”, e in effetti alcune persone mostrano di riuscire molto bene a volere quando il volere riguardi il baratto di una volontà ferrea con una vitrea – sono solo letteratura, invece l’attesa no.
La verità, della quale mi vergogno un po’ e per cui voglio punirmi confessandola, di aver confuso inspiegabilmente adesso, nella memoria, le piccole mele rosse con delle arance ed essere stata quindi costretta, non avendo con me la mia copia del libro, ad andare a verificare su internet.
(Più di tutto, attese comprese, il fatto di essere incappata in questo momento, mentre cercavo rapidamente l’informazione su internet, nella seguente domanda di un utente su Yahoo Answers, che trascrivo fedelmente: “Cne ‘La metamorfosi’ di Kafka lo scarafaggio quanto grande è? E’ di grandezza normale o è un mega scarafaggio? Se è di grandezza normale come si spiega la mela conficcatagli dal padre sulla schiena?….o il fatto che,quando la sorella vuole smantellargli la camera, lui ,arrabbiato, per farle capire che non vuole si piazza sopra il quadro fino a coprirlo interamente?? D’altra parte però se fosse un mega scarafaggio sarebbe surreale il fatto che riesca a farsi lunghe passeggiate sul soffitto e sulle pareti della sua stanza…. Uhm…. forse è una domanda stupida…..!“. Il fatto che l’utente abbia ricevuto risposta. Anzi, risposte, tra le quali una che, con ammirevole prudenza, suggeriva utilmente: “Non credo che questo libro vada preso proprio alla lettera”. L’idea che forse non ho capito di che cosa parlavano)

Il parmigiano sugli spaghetti allo scoglio, o sul risotto ai frutti di mare, e tutti quelli che invece ce lo mettono. Tutti, indistintamente.

Ricevere da un’amica la seguente richiesta, via sms: “Voglio il post su di me, una relazione attenta e dettagliata”. Non poter fare a meno di rispondere: “Ma mica si caca a comando” (il fatto che qualche volta mi viene da dire, o da scrivere, “caga” e non “caca”, sentendomi di conseguenza una dialettofona irragionevolmente ibrida e colpevole nei confronti della mia abruzzesità).
Ricevere dalla stessa amica, a distanza di poche settimane, la seguente osservazione, pronunciata alla fine di una serie di minuti trascorsi in silenzio a contemplare la console Malm dell’Ikea nella mia camera da letto: “Persino lei si è meritata un post “. Ascoltarla parlare con lucida precisione di molti miei post e di questo blog, avere la netta percezione che lei legge veramente quasi tutto quello che scrivo, e finire col sentirmi un po’ in colpa perché ho scritto un post sulla console Malm dell’Ikea e nemmeno uno interamente dedicato lei.
Considerare che neppure nell’attività dello scrivere, talvolta, ci si riesce a sottrarre alla richiesta di spiegazioni valide del perché uno fa una cosa piuttosto che un’altra.

Quando, mentre cammino per le strade di Roma, non trovo il posacenere apposito per spegnere la sigaretta. Essere costretta a camminare a lungo conservando il mozzicone in mano, aspettando di incontrare un posacenere lungo il marciapiede. Trovarmi nella condizione frequente – perché è infrequente trovare un posacenere in ogni zona di Roma – di scegliere tra ingoiare civilmente la mia sigaretta appena fumata, dopo averla masticata un po’, e buttarla incivilmente per terra, optare con una certa sicurezza per la seconda soluzione e, infine, mancare la mira e buttarmela involontariamente sui piedi. Il fatto di buttarmela involontariamente sui piedi solo quando è ancora accesa, e solo d’estate. Il fatto che io, d’estate, indosso solo sandali o ciabatte infradito.

Questa penosa estate. Non solo per le sigarette che mi spengo sui piedi.

[Altri momenti di trascurabile infelicità: #1, #2]