Tre rinunce dolorose ma necessarie in caso di sofferenza ipertermica

I
Ascoltare Erik Satie, in particolare Gnossiennes n°1 (denominato, voglio pensare per onestà intellettuale, Lent, allo scopo di aiutare l’ascoltatore a orientarsi nella scelta da compiere), da chiunque e comunque venga suonato. Bello e terribile a mio avviso, questo primo movimento è solo terribile qualora si sia a rischio di shock ipovolemico, mentre è sempre e comunque una “martellata sui coglioni” a detta di alcuni amici. La versione che mi è più familiare è quella di Alessandra Celletti nell’album Esotérik Satie, che consiglio di ascoltare in momenti di migliore lucidità e a temperature climatiche più favorevoli a intuizioni illuminate (grosso modo tra i quindici e i ventitré gradi). Bravissima pianista, la Celletti, la quale, peraltro, ne ha proposto anche un’esecuzione – qualcuno potrebbe essere infastidito dalla parola e suggerire “interpretazione”; ci si accapigli pure, a me piace di più “esecuzione”, non se ne può più di tutti questi interpreti originali e di gente interessante – accompagnata dalle percussioni di Marcello Piccinini. Bravi, bravissimi tutti e due. Ad ogni modo, evitare di ascoltare questo primo movimento delle Gnossiennes in stato di sofferenza, soprattutto se in casa il termometro registra trenta gradi e fuori ce ne sono almeno tre o quattro in più. Non pare inutile precisare che, se ascoltarlo una volta è da evitare, ascoltarlo in loop è da pazzi e ascoltarlo in loop tra le due e le tre di una domenica pomeriggio di luglio nella provincia romana è da individui perduti, tanto quanto ascoltare in loop Lost highway cantata da Jeff Buckley. Ma, ritengo, ognuno dovrebbe poter decidere di che morte dello spirito morire, vale a dire le modalità dell’auto-flagellazione. Più difficile appare l’esercizio di simile preziosa volontà se si ascolta in loop il primo movimento delle Gnossiennes (ma anche Lost highway) e si vive in un condominio.

II
Guardare certi film con Valeria Golino, in particolare Controvento e Giulia non esce la sera. Ci si può ritrovare, accaldati e con una bottiglia di birra gelata in mano, o accaldati e provati dalla faticosa digestione di una pita greca a base di carne, a rilevare come alla Golino affidino volentieri ruoli in cui alla fine del film s’ammazza, o a chiedersi se sia la Golino stessa a preferire questi ruoli e immaginarsela a dire, prima di firmare un contratto: “Signori, se non schiatto, io il film non lo faccio”. E, ne conveniamo tutti (credo e voglio sperare), la mestizia che bolle nell’animo, al fuoco lento di quaranta gradi percepiti, non va bene per i ragionamenti, di nessun tipo. Da schivare come un pugno nello stomaco, poi, il fermo-immagine sulle sequenze in cui lei fissa la cinepresa, in particolar modo quella di Controvento nella quale, dopo aver fatto un pompino in macchina (o una sega, non mi ricordo sebbene il dettaglio, me ne rendo conto, sia rilevante), fa scendere lui, appena restituito alla sua felicità di uomo, e il cane che stava silenzioso e composto sul sedile posteriore, schiaccia la sua bella faccia disperata contro il finestrino e li osserva per un momento mentre entrambi, uomo e cane, si godono la pipì sotto le stelle, poi, senza dire niente, ingrana la marcia e parte, dirigendosi a folle velocità verso un cavalcavia. Tu l’avevi già capito che stava per farlo, però, siccome d’estate sei più recidivo che in altre stagioni dell’anno, non hai evitato di guardare. Non la corsa verso il cavalcavia, ma la faccia, quella bella faccia disperata, straziata e straziante della Golino dietro il vetro del suo finestrino, e del tuo televisore.
Evitare anche, infine, di ascoltarla cantare insieme ai Baustelle Piangi Roma, la canzone scritta per Giulia non esce la sera. Perché è brava pure a cantare oltre che a schiattare, e d’estate vedere tanta bravura avvilisce le intelligenze medie.
Incuriosirsi, piuttosto, alla Golino comica di Hot Shots!, o perlomeno fare un tentativo.

III
Guardare, o addirittura riguardare – uno che tenda agli ascolti in loop quasi certamente è pure uno che riguarda, o rilegge, o ripete, o ri – L’odore del sangue, film liberamente ispirato, dice il regista Mario Martone, al romanzo omonimo di Goffredo Parise. Evitare anche di leggere, o di rileggere, il romanzo omonimo di Goffredo Parise. Evitare di indagare la natura di certe relazioni umane. Evitare, eventualmente, di indagarle tutte. Bere piuttosto molta acqua con un po’ di zucchero.

* Nota scarsamente pertinente, mediamente brutale e probabilmente utile: Le Sanglier, acuto osservatore e mio disgraziato compagno, dopo essersi sottoposto, per amore o per incoscienza (c’è differenza?), a un intenso apprendistato cinematografico, ne ha concluso quanto segue: “Anche nel cinema d’autore si fanno sempre un sacco di pompini”. La perspicace osservazione potrebbe giovare a chi volesse provare a ribaltare le cose e fare diverso uso di quanto qui viene invece sconsigliato; d’altra parte è noto che un’opera ben fatta, filmica o letteraria, si presta a differenti livelli o chiavi di lettura. In questo caso, naturalmente, sarà opportuno selezionare il fermo-immagine, o la pagina, più idoneo o più idonea allo scopo. A tale proposito consiglio allora la visione, integrale o della sola scena finale, de Il gusto dell’anguria, di Tsai Ming-Liang, che non è un film porno, è un capolavoro né più né meno di tutti gli altri titoli menzionati in questa piccola guida, ma che sconsiglio, di nuovo e anche più seriamente, in caso di infelicità estiva. Probabilmente però, a conti fatti, un buon porno resta la soluzione ideale, purché ci sia almeno un ventilatore in casa.

6 pensieri su “Tre rinunce dolorose ma necessarie in caso di sofferenza ipertermica

  1. è che alle sofferenze ipertermiche si aggiungono le sofferenze ipoconnessorie, sicchè dalle rustiche e ventilate spiagge dell’isola d’elba ho mancato la lettura di qualche post.
    ora mi ci vorrà una settimana per mettermi in pari😉

  2. A proposito di caldo.
    Se potessi portarti in questo angolino di Sicilia ( a venti minuti di auto da casa mia) dimenticheresti tutto. Avresti solo da difenderti dai 40°. Basterebbe un tuffo al minuto. Domani ci torno e ne farò uno anche per Te. Stai su passerà!😉

  3. @ Wonder: bentornata da queste parti! Ma goditi la spiaggia fino all’ultimo, qui c’è solo perdizione! Ricordati sempre che, se vuoi passare da Roma prima di tornare in Cina, hai solo un fischio da fare. Però mi troveresti con lo sguardo torvo, probabilmente china su lezioni da preparare. Vedi se ti conviene.

    @ Vencer: meraviglioso. Forse avevo già visto questo video da O’ Reilly e avevo già rosicato. Lo confesserò: non sono (ancora) mai stata in Sicilia. Avevo in programma Siracusa a giugno, per una data al Teatro Greco, ma poi è saltato. Prima o poi verrò. Anche perché sogno i dolci del bar Cristina da quando ho letto il post aciribicecioso.

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