E tu che con gli occhi d’un altro colore

Torna a casa da una trasferta di lavoro, intorno alle otto di sera. Io ho lavorato tutto il pomeriggio a una mini-supercazzola accademica di glottopipponica, sono in uno stato di incoscienza e a malapena lo riconosco quando entra. Sto con i pantalonacci larghi e scuri che mi metto sempre quando mi chiudo in casa, i capelli attorcigliati intorno a uno di quei mollettoni che si vedono spesso sulle teste stanche delle inservienti, gli occhi vitrei e quattro o cinque caffè che mi vanno corrodendo lo stomaco e le mascelle dalla mattina presto. Lui non mi vede da tre giorni e mi dice che sono bella. Io voglio solo guardare la partita e allungare il brandy col ghiaccio finché dura (il brandy, per il ghiaccio non c’è problema). Però gli sono grata, per la sua miopia e per il suo innamoramento, che poi sono la stessa cosa. Gli sono grata anche quando mi apre lo sportello della macchina per far salire prima me, che è una cosa che fa sempre e quando non lo fa è perché ha parcheggiato a destra e, nel sottile spazio tra lo sportello e il muro, ci passano solo i miei pochi centimetri di spessore. Lui un po’ se ne rammarica, prova a passarci lo stesso ma s’incastra e quindi torna indietro. Quando mi ha aperto lo sportello la prima volta che siamo usciti insieme, ho sorriso, e nel sorriso ci stava dentro un po’ tutto, gratitudine, contentezza, stupore, perplessità, canzonatura. Comunque prima o poi smetterà di aprirmi lo sportello della macchina, questo è quello che penso, e quando lo penso mi viene sempre in mente Amore che vieni, amore che vai, nella versione originale di De André, che resta la migliore, e la più vera. Gli amici sono vent’anni che mi dicono che non c’è rimedio al mio pessimismo. Mio padre e mia madre sono trent’anni che mi dicono “Tu sti bbe’ da sola”, e questa affermazione di Svevo e Maria ha per loro un valore certamente connotativo, mentre a me pare solo denotativo. Altre volte mi dicono, sia gli amici che Svevo e Maria, che sono “nu crastò”, cioè un caprone, che da noi si dice a uno che sta ammusonito tutto il tempo, oppure che è taciturno, che sta sempre per conto suo. Insomma non è un complimento, perché voler stare da soli pare che sia proprio una brutta cosa.

Lui, paziente, comprensivo sempre, si acciambella sui cuscini per terra, davanti alla partita, e solo ogni tanto sussurra: “Oh, l’intervista che ho fatto è andata bene”. Io sorrido annuendo, o il contrario, oppure dico “Uhm uhm”, o “Sì, me l’hai detto oggi al telefono”.
Alla fine del primo tempo mi dice contento: “Dai che, se tutto va bene, stasera riusciamo a dormire”. Nello sguardo gli rivedo lo sconforto della sera di Italia-Germania, quando i caroselli sulla Tiburtina ci hanno dato il tormento tutta la notte e da qualche parte qualcuno s’è fatto pure male. Io gli avevo detto: “È perché abbiamo vinto” e lui, rigirandosi nel letto, aveva bofonchiato: “Hanno vinto, non abbiamo. Si chiama identificazione proiettiva, ed è una vecchia storia”.
Le Sanglier non è un uomo che segue il calcio. Cioè non gliene frega proprio un cazzo e io, dopotutto, lo amo anche per questo. Però la partita la voglio guardare. A me piace guardare le partite per ascoltare il commento. Potrei ascoltarlo per ore. Mi affascina l’uso della parola “fraseggio”, per esempio, riferita a un’azione in campo, di cui a malapena mi accorgo. Comunque pure io riesco a capire che stasera il fraseggio italiano è una lallazione stanca, lo intuisco fin dai primi minuti e la maggior parte dei fraseggi li vedo rotolarsi sull’erba, forse perché lì ci fa più fresco.

“Ma perché non fai un’altra cosa, che a te non piace guardare la partita?”. “Per farti compagnia”, mi risponde.
Dev’essere difficile, stare accanto a una caprona che sta bene da sola. Prima o poi, in qualunque relazione a due, finisco sempre col pensarlo. Ad ogni modo, per il momento stiamo ancora ai giorni perduti a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altri cento. Poi quel che sarà, sarà in novembre o col vento d’estate. Meglio a novembre, però, ché questi trentotto gradi sono più di quanto posso sopportare. E poi vento qua non ce n’è.

Alla fine ha ragione lui. Stasera riusciamo a dormire tranquilli, sulla Tiburtina regna un silenzio cimiteriale.
Il mattino dopo mi porta il caffè a letto. Anche questa è una cosa che fa sempre, e quando non lo fa è perché lo faccio prima io. È un rito che ci piace molto. Me lo porta, e io ho sempre quel sorriso addosso, dove ci sta un po’ di tutto, e poi penso che certe canzoni le devo ascoltare il meno possibile e che sono proprio nu crastò.

8 pensieri su “E tu che con gli occhi d’un altro colore

  1. Chiudi gli occhi e scioglilo in bocca lentamente questo tuo amore. Goditlo come una caramella di carruba …..Sti fimmini nun sunu mai cuntente!…..

  2. Vencer, che piacere trovarla qui da me dopo averla incontrata a casa del maestro O’ Reilly! Il suo arrivo mi garba assai, benvenuto. Ma la prego, non mi dica quel che si dice (e che dico) di tutte le fimmini, mi rattrista tanto essere parte di cotanto genere irrimediabilmente subordinato a mensile sconquasso ovarico; non crederebbe mai quanto mascule possano essere, talvolta, certe mie stranizze d’amuri.

  3. Il Lei è chiaramente onirifico, non di distanza. I commentatori aciribiceciosi sono menti illuminate e sopraffine (fatta eccezione per la sottoscritta, s’intende) e hanno tutta la mia stima, se poi sono anche blogger(-s, faccia Lei, a gusto suo), non c’è dubbio che trovarle qui sia un onore. Lei però mia dia del tu, la prego.

  4. Non volevo essere banale. Leggere l’apprezzamento di un gesto carino dell’innamorato e subito dopo demolirlo. Mi fa male lo percepisco come sperpero d’amore. Dopodichè….

    Buona Vita!

    Siculescamente Grazie!

  5. Mente illuminata io? Semi-analfabeta-compulsivo! Sei troppo buona…..Pensa le risate che si fa quel Cunnutazzu di O’ Reilly se scopre sto cazzeggio!

  6. Due commenti del tutto a margine: 1-anche io ero della fazione “se tutto va bene, riusciamo a dormire” e mi son guardata la partita per sincerarmene (tra l’altro è stata bella, benché io detesti il calcio); 2-Svevo è un nome bellissimo : )

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