L’ottavo vizio

Si chiama Malm.
Favorisce le piaghe da decubito, l’insufficienza venosa, l’artrite, l’aumento di colesterolo e trigliceridi nel sangue, l’invecchiamento cellulare e la catatonia.
A parte simili spiacevoli inconvenienti, Malm è la chiave della felicità domestica.

“Facile da spostare: rotelle incluse. Permette di leggere, mangiare o lavorare comodamente a letto”. Così ci fu presentata. Centonovantuno centimetri di larghezza per trentasei di profondità per settantatré e mezzo di altezza per innumerevoli momenti di quiete nell’intimità della tua casa, la svedese Malm è una sorta di tavola itinerante – la chiamano però “console”, che, s’intuisce, vende di più – la quale, di giorno, viene trascinata lungo il letto fino all’altezza dei cuscini e, di notte, viene accantonata ai piedi.
La portammo a casa in un giorno d’inverno. Voglio dire, la portò a casa Le Sanglier. Io tornai con i mezzi pubblici, perché in tre dentro la mia Smeralda Deluxe non ci stavamo.
“La useremo la sera per guardare un film o lavorare al computer, e la domenica mattina per concederci il vizio della colazione a letto”, giurammo. Mentivamo. Ci inginocchiammo al suo altare, consegnandoci a lei intontiti e ammaliati.
Malm è divenuta la nostra scrivania, il nostro tavolo da pranzo, da cena, da colazione e da spuntino, il nostro mobile tv, la nostra libreria, la nostra mensola, il nostro poggiapiedi, il nostro poggiabraccia, poggiacervello, poggia-qui-che-poi-lo-sposto.
Col supporto di Malm io e Le Sanglier abbiamo avuto buone idee; non posso dire le nostre migliori pensate, perché nessuna Malm potrà mai soppiantare l’angolo più intimo, più accogliente e più ameno d’ogni dimora, dove, fra le altre cose e prima di tirare lo sciacquone, ho concepito molti dei post apparsi su questo blog.

Ma c’è di più. Malm è il vero banco di prova della salute di coppia, dell’allineamento d’intenti e della disponibilità alla mediazione. Per districarsi da questo catafalco, infatti, bisogna essere affiatati. Può accadere che, mentre si sta lavorando in stato di grazia, chini sulla superficie piatta e levigata di Malm, uno dei due venga colto dall’urgenza di liberarsi le viscere. Sospendere la beatitudine della concentrazione per consentire all’altro di spostare Malm ai piedi del giaciglio e correre in bagno richiede tutta l’irragionevole pazienza dell’innamorato. A tale proposito va aggiunto che, per l’inusuale disposizione dei mobili nella stanza, il lato del letto prescelto da Le Sanglier si trova a ventinove centimetri da un armadio, al netto di quelli occupati da una gamba di Malm. Questo significa che, per riguadagnare la postazione, lui deve avanzare con cautela lungo la sottile striscia di pavimento disponibile, muovendosi orizzontalmente, schiena rivolta all’armadio, addome rivolto alla tavola itinerante. Ciò gli comporta almeno due rischi: tranciarsi le dita dei piedi sotto le ruote di Malm che io, calcolando male i tempi, sposto nel momento esatto in cui lui sta passando (giuro, giuro di non farlo apposta), oppure mortificare il perno della sua carnale virilità contro lo spigolo crudele della tavola itinerante. In entrambi i casi, ma più nel secondo, Le Sanglier si piega su se stesso, sbianca e inizia a salmodiare una nenia di imprecazioni romane che progressivamente aumenta di volume e impeto man mano che viene recuperando voce e colorito.

Come il talamo dell’astuto Odisseo e della saggia Penelope, scolpito nel tronco d’olivo dalle ricche fronde, fu il centro della loro segreta intimità, così Malm è il fulcro della nostra unione.
E quando l’aurora dalle rosee dita sorge nella nostra stanza, ci trova sepolti sotto Malm. Sopra di lei, la prima luce del mattino splende su due pc, una decina di libri, un paio di agende, penne, matite, due o quattro piatti, due o quattro bicchieri, due o quattro tazzine col fondo di caffè incrostato, una bottiglia di vino (vuota), una bottiglia d’acqua (piena), fazzoletti di carta, tre cellulari e un cordless, un pacchetto di Lucky Strike Blu, un pacchetto di tabacco Pueblo, cartine OCB e filtri Rizla in quantità variabili secondo il momento, due posaceneri, una discreta collezione di accendini, una cassetta di due chili di ciliegie (o d’altra frutta, secondo la stagione), candele, fermacapelli, fermacarte, fermaporte, fermàteci.

Un pensiero su “L’ottavo vizio

  1. e io che ci avevo fatto un pensierino, al quel tavolo là, adesso che mi fai vedere le sanglier salmodiante mi sa che cambio idea.
    oppure no, lo comprerò e lo userò come indicatore di affinità di coppia e misuratore quotidiano di affiatamento.

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