Il suo canto libero

[Ritratto appena accennato, per pudore e incapacità]

A volte canta. Spesso, canta per me.
Lo fa acciambellato al centro del letto, il mento all’insù e lo sguardo concentrato.
Di tanto in tanto la voce gli si scorda come una chitarra, lui non se ne vergogna. Canta con cura e impegno serissimo.
Tutta la faccia si contrae nello sforzo di cercare le note. Strizza gli occhi su quelle più acute, ne spreme il suono, non ci rinuncia, alza la testa ad afferrarle per aria, come fa chi non abbia mai educato la voce. Col mento scende verso il petto a trovare riparo un’ottava più sotto, risale, discende ancora, va su e giù per tutte le scale a rincorrere la nota importante che gli sfugge. Qualcuna la imbrocca, qualcun’altra no e allora si nasconde nelle spalle, mi fa una smorfia che dice “Quanto sono scemo!”, però non si ferma, continua a cantare. Tutte le erre delle parole si beffano di lui e gli imbrogliano la lingua, perché lui ha la erre moscia. È paziente, non si perde d’animo, le pronuncia tutte. Con una mano si tiene ogni tanto la gola, dovesse mai esplodergli. Arriva fino alla fine, l’espressione solenne, l’altra mano sul petto come per un inno, e poi chiede: “Ti è piaciuta?”. Sì, m’è piaciuta. “Allora un’altra!”, e ricomincia.
Canta anche se non sa le parole. Gliele dico tra una pausa e l’altra, lui non perde neppure per un momento la concentrazione e improvvisa la melodia quando non se la ricorda, qualche volta la indovina, qualche volta no; va dietro alla musica e davanti alle mie parole, con queste arriva un momento prima, con quella un momento dopo. Con gli occhi chiede conferma sulla strada, io gli faccio cenno che sì, va benissimo quella che andiamo facendo. Porta sempre a termine la canzone, soddisfatto. Quando il pezzo è facile, si concede di accompagnarsi col corpo e si dimena tutto dalla vita in su, batte le mani, schiocca le dita, solfeggia con la testa, sguazza nella gioia, gli riesce pure di accendersi una sigaretta.
Canta anche “O surdato ‘nnamurato” e, quando dice “Si’ stata ‘o primmo ammore”, fa in tempo ad attaccarci in fondo una variazione, “Vabbè, più o meno!”. Io allora rido con la bocca spalancata, e penso che no, nessuno dei due è stato il primo, e questo, mi pare, fa cantare molto, molto meglio.
Infine ne sceglie un’altra bella e difficile che ci piace tanto, e la canta perché abbiamo deciso che oggi è un giorno di festa.
Se la ricorda quasi tutta. “Chi vuol sapere troppo non conosce più niente, di te mi piace ciò che posso immaginare”, dice la canzone mentre lui, con la voce un po’ stonata e il fiato corto, dispiega nell’aria il suo canto libero.

Un pensiero su “Il suo canto libero

  1. che belli che siete
    me l’immagino proprio, a cantare *il tuo culo il tuo culo il tuo culo*
    si capisce anche la parzialità del ritratto😉

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