Le rose del deserto [Appunti abruzzesi 2]

Ieri Maria mi ha fatto assaggiare una rosa del deserto.
Un biscotto piuttosto grande, burroso come piace a me, squisito. Della rosa non aveva l’aspetto, perché Maria, che è un’insospettabile sperimentatrice estrema, si era messa alla prova per la prima volta con questa creazione, dopo aver avuto la ricetta da un’amica. Ci vuole un forno elettrico ventilato per ottenere una rosa perfetta, si è giustificata quando me l’ha messa sotto gli occhi e prima ancora che l’addentassi. In questo modo, infatti, puoi evitare di girare i biscotti durante la cottura e ti assicuri di non sciupare i petali della rosa. Se ne hai uno a gas come quello di Maria, invece, i biscotti devi girarli per impedire che si brucino da un lato e così finisce che il forno gioca a “M’ama o non m’ama?” coi petali e la rosa si spampana.
Le prime rose del deserto di Maria erano tutte spampanate, ma deliziose. I petali, comunque, c’erano. Guardandoli, ho riconosciuto fiocchi di cereali. In effetti, di piccoli petali hanno tutto l’aspetto. “Sono buoni e belli!”, ho esclamato. In realtà i biscotti erano solo buoni, ma lei ci aveva messo tutta la cura possibile, perciò erano buoni e belli. Allora ha disteso le rughe in un largo sorriso e il verde degli occhi è diventato più chiaro. Saltellando per la cucina, è balzata vicino alla credenza, ne ha tirato fuori qualcosa e, con altri due salti, mi ha messo sotto il naso il foglio della ricetta, scritta a mano dall’amica.
Leggo delle uova, della farina, dello zucchero e del burro, poi vengo a sapere della dose di lievito, dell’anice o altro liquore q.b., dell’uvetta e delle mandorle che si possono sostituire ai pinoli. Infine vengo a sapere dei petali, che sono fatti di “Korn Flex”. Questi, gli ingredienti. Poi, il procedimento: “Sbattere uova e zucchero poi unire tutto il resto, se l’impasto è troppo molle aggiungere farina, formare delle palline ovali e passarle nel Korn Flex”.
Al solito, la mia faccia infedele tradisce qualunque natura del mio silenzio. Lei se ne accorge subito e mi dice ridacchiando tutta maliziosa e birichina: “Je lu sacce ca ns’ scriv’ cuscì, ma essa no! Si scrive Corn Flakes, ci o erre enne effe elle a kappa e esse. È lu ver’?”. Mia madre fa le rose del deserto e lo Spelling Bee. I suoi biscotti sono buonissimi e bellissimi, malgrado le nostre decennali, insolubili divergenze.

Stamattina presto, entrando in cucina a godermi la quiete e il caffè delle otto, ho trovato sul tavolo un vassoio di rose del deserto ancora tiepide, incartato con cura per il mio viaggio di rientro a Roma. L’ho scartato appena, per sbirciare dentro: c’erano venti rose del deserto appena fiorite.

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2 pensieri su “Le rose del deserto [Appunti abruzzesi 2]

  1. ah, lo sapevo io che anche tu sotto sotto c’hai l’animo romantico ! mi mandi la ricetta?
    brava!
    L’AleS

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