Smeralda Deluxe. Parte II: l’avvento di Tom L’Autarchico

Malgrado l’amorevole cura con cui bado a Smeralda Deluxe e alla sua rara modestia, i rapporti amicali tra me e lei si sono incrinati presto.
È stato quando ci si è messo di mezzo Tom L’Autarchico.
Lui è il moderno Virgilio di tutti gli automobilisti romani, autoctoni e non, che si avventurano nei gironi infernali della Città Eterna. Navigatore satellitare dalla voce sinistra e raggelante, Tom ha condotto spesso me e Smeralda lungo le vie della perdizione.
Una notte è dovuto venire Le Sanglier con la sua macchina, per riportarci sulla retta via di casa, perché noi, pur volendo tornare a casa, non ne venivamo a capo: la strada dell’andata, fatta di giorno, non era più buona per il ritorno, per cui s’erano cercate insieme a Tom soluzioni nuove che ci avevano disorientato. Chi non vive e non guida a Roma non sa, forse, che alcune strade che puoi fare di giorno non sono le stesse che puoi fare di notte, o viceversa. Una di queste è la Tangenziale est, regolarmente chiusa al traffico dalle 23 alle 6. È così e lo devi sapere, non stare a chiederti perché. Se non lo sai, lo chiedi a Tom. Se non lo sa neanche Tom, è un problema vostro.
Un’altra volta mi sono state recapitate due lettere, entrambe chiuse in una curiosa busta verdognola, in cui mi si invitava a offrire una modesta somma al Comune di Roma, in quanto Smeralda “alle ore 1.21 (…) accedeva nella zona a traffico limitato senza la prescritta autorizzazione” e “alle ore 2.50 (…) circolava nella corsia riservata ai mezzi pubblici”. Sarà chiaro che non era certo colpa della povera Smeralda. Era naturalmente colpa dell’Autarchico, che avrebbe dovuto avvisarci e non lo aveva fatto.
Inoltre, di lui non ho mai accettato la sua tendenza a mettere gli accenti a caso sulle parole, per esempio quando con la sua voce metallica mi suggerisce: “Spostàti a destra”. Ma come parli, Tom? “Spostàti” in che senso? È una provvidenziale segnalazione di pericolo, la tua? Mi stai cioè segnalando la presenza di squilibrati sulla corsia alla mia destra e quindi il rischio di venire travolti? E ti pare una soffiata confidenziale, questa? (ma poi, qua a sinistra, stiamo forse più tranquilli?). A sentire certe stupidaggini, mentre sono in mezzo al traffico, finisce così che mi innervosisco e rimango sulla sinistra. E sbaglio strada.

Ma, va bene, voglio essere disposta a negoziare anche sulla fonetica. Tom non è di origine italiana e io sono abituata all’interazione quotidiana con lo straniero assediato dall’accentazione selvaggia della nostra lingua.
Il fatto è che Tom si prende gioco di me e Smeralda, ne sono sicura. La prova decisiva si palesa quando, mentre io e lei ci stiamo godendo il viaggio affidandoci alla sua guida, lui rompe il silenzio con il seguente raccapricciante invito: “Tornate indietro appena potete”. Ma ce lo avevi detto tu di andare avanti, cazzo. Ci siamo anche squilibrate a destra per te. Noi ti abbiamo dato retta, ci siamo fidate, sebbene non capissimo perché, per fare quattro chilometri, ci avessi portato sul raccordo. E adesso indietro non ci possiamo tornare, non subito, e Smeralda ha sete, si lamenta che non ce la farà ancora per molto, pur essendo abituata a vivere con un tozzo di pane e un sorso d’acqua. A questo punto perdo completamente la grazia della ragione. Tom viene imbavagliato e chiuso nel cassetto del cruscotto mentre sta ancora ripetendo diabolicamente “Tornate indietro appena potete”. Torno indietro appena posso, mi ritrovo in una zona di Roma che non conosco. E sbaglio strada.
Preda di una rabbia ingovernabile, me la prendo allora anche con Smeralda, coprendola di insulti e arrivando a rinnegare le radici ideologiche del nostro antico sodalizio: “Maledetto il giorno che t’ho incontrato! Si stava meglio quando si stava ad aspettare il tram e a maledire gli scioperi della metro. Lurida, sudicia, inguardabile, imbarazzante, immonda monoporta! E vai a raccattarti uno specchietto destro, che fai schifo! Hai capito? Mi fai schifo!”.

È ormai fuor di dubbio che la tensione venuta presto a crearsi nell’abitacolo, e la mia conseguente riluttanza a utilizzare la macchina, non dipendono certo dalla mia indiscussa e indiscutibile abilità alla guida, ma sono piuttosto il risultato sia dell’evidente fatica di mantenere un’auto sempre sobria nel suo aspetto, sia della mia esasperazione per i dispetti continui di Tom. Da qui, il progressivo diradarsi dei contatti tra me e l’innocente Smeralda.
Sta lì, col muso abbozzato, il suo solito specchietto in meno a destra e due nuovi graffietti sulla stessa fiancata, a godersi l’ombra degli alberi di fronte casa. Siccome però mi commuovo a vederla lì tutta accasciata e depressa, qualche volta la porto a fare un giro per il quartiere oppure la mando a scorrazzare con Le Sanglier su uno spazio più ampio. Perché è una buona macchina, la mia umile Smeralda Deluxe, che può dare ancora tante soddisfazioni.
Del perfido Tom L’Autarchico, invece, non se ne sa più nulla.