Le insidie del lessico ad alta frequenza

Cari lettori affezionati e dissennati,

l’improvvisa impennata del numero di visitatori che il blog Tornasole, stando ai dati statistici elaborati da WordPress, ha registrato nelle ultime ore viene disgraziatamente a coincidere con un’altra serie di contingenze che qui mi prodigherò a rivelarvi, con la dovizia di particolari e minuzie che certamente vi attenderete dalle mie indubbie e proverbiali capacità di sintesi.

È forse giunto il tempo di dedicarmi più operosamente alle attività non morelliane cui dovrei dedicarmi in questi giorni e che invece sto trascurando, non certo perché colta anch’io dalla tanto nota quanto ingiustificata demotivazione del lavoratore precario, ma senz’altro perché vessata da una banale indolenza tutta primaverile.
Si sta verificando, infatti, un fenomeno pericoloso. Succede che, a curare la redazione di un blog insensato, si finisca con il ricorrere frequentemente a un lessico insensato che solo l’insensato autore del blog e i suoi insensati lettori, e solo quelli abituali (diversamente, è chiaro, sarebbero sensati), riconoscono e comprendono. Nel mio caso sta capitando, ad esempio, di sorprendermi qualche volta a chiamare Le Sanglier con il suo nome morelliano invece che col suo nome reale. Naturalmente lui, essendo il più insensato di tutti, conosce e legge abitualmente questo blog. Tuttavia si può immaginare quanto il mio lapsus rischi di creare confusione, quando non disappunto, soprattutto in certe situazioni di intimità. Si intuisce facilmente, insomma, che il nome Le Sanglier non incoraggia i cinghiali ai preliminari della seduzione.
Una sorte simile potrebbe presto toccare anche al resto della piccola galleria dei personaggi di Tornasole. Già il caro amico Nosferatu, che solo recentemente ha saputo di farne parte, ha iniziato a firmarsi con una sarcastica “N” nei nostri messaggi scritti, mostrandosi un poco contrariato per essere stato così indegnamente ritratto dalla sua vecchia fidata amica. Ha infatti rilevato, nel suo personale stile comunicativo che tanto ce lo rende caro, che i riferimenti alla persona e ai fatti reali sono “casuali un par de palle”.
L’amico Double, anche lui da poco informato di questo blog, ha reagito nel modo che gli è proprio, cioè approfittando dello scambio di e-mail sull’argomento per ricordarmi in nove parole che questo sabato sera si esibirà nuovamente al contrabbasso, mostrando in tal modo di tenere in seria considerazione le massime conversazionali della brevità e dell’informazione veritiera e, al contempo, di non avere ancora superato le sue difficoltà con quella della pertinenza.
Il fiero granitico Svevo, invece, di questo blog potrebbe anche morirne, lanciando la sua ultima maledizione abruzzese prima di diseredarmi. Il fiero granitico Svevo, a dire il vero, non è al corrente delle attività morelliane della sua amata primogenita, ma potrebbe chiedere opportune spiegazioni qualora, durante un contatto telefonico, si sentisse appellare con un nome che gli è sconosciuto.
Solo il giovane e dissennato fratello Houston non si stupisce di essere chiamato così, dal momento che in effetti è sempre stato chiamato così, anche prima che questo imperdonabile blog nascesse.

L’uso inappropriato di un lessico morelliano ad alta frequenza non sta risparmiando purtroppo nemmeno il gergo tecnico. E qui si entra, miei cari compari sfaccendati, nel campo minato della “glottopipponica”, del mio lavoro e del mio agile precariato.
Ieri mi sono ritrovata a scrivere la seguente e-mail:

Gentile XY,

per ora Le mando il testo completo, quello già discusso a Siena un paio di settimane fa.
Sarà sufficiente leggerne solo l’indice e l’introduzione che Lei ha chiesto.
L’articolo destinato invece alla rivista di glottopipponica è ancora in fase di redazione.
La contatterò presto telefonicamente. Se vuole, può dare intanto un’occhiata al materiale allegato.

Cordiali saluti,
XX

Solo un paio di secondi prima di cliccare su “invia” mi sono accorta di aver scritto “glottopipponica”, recuperando la lucidità in tempo utile per correggere la parola in quella reale (insensata anch’essa, ma inspiegabilmente più in uso). Ho così evitato in limine la figura barbina che avrei fatto, pagando però la mia distrazione con i successivi minuti di aritmia cardiaca, seguiti da un improvviso bisogno di pentimento e di assoluzione dai miei peccati morelliani.
Il lapsus, in questo caso, mi folgorò lungo la via, non di Damasco ma della transumanza accademica, i cui tratturi sono assai più accidentati di quelli della strada per Damasco nel I secolo dopo Cristo.
Il pericolo corso è certo un sinistro monito a rivedere il razionamento delle mie ore di tempo libero, allo scopo di evitare che il mio agile precariato possa diventare rovinosamente agilissimo e che la glottopipponica mi sbarri kafkianamente le sue porte per sempre.

L’uso involontario del lessico morelliano al di fuori del suo contesto d’origine, l’unico (forse) a non farmi rischiare l’internamento, sta evidentemente minacciando di estirpare le radici profonde dell’erbaccia Morelle. Nel fondato timore di perdere casa e bottega, ci sarà dunque una pausa di qualche giorno per far riposare il terreno sul quale lei, malerba rampicante, si riproduce incontrollatamente.
Ho l’impressione che ciò farà bene a tutti noi.

A presto,
Morelle Rouge

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5 pensieri su “Le insidie del lessico ad alta frequenza

  1. Ciao v., il tuo commento era finito da solo nella cartella spam, ora l’ho sdoganato. Una cosa che accade spesso e di cui mi accorgo, se me ne accorgo, per caso. Evidentemente coi commenti c’è qualcosa che non funziona e che io non ho ancora capito. Ad ogni modo, niente paura: ora che mi hai trovato, la pausa di qualche giorno non ti basterà per leggere la metà delle abbondanti produzioni che già infestano questo territorio.

  2. Secondo me gli autori di CERTI blog dovrebbero essere pagati. Non so chi e come, ma sarebbe giusto. D’altronde non esistono gli E-Book? Anche il tuo blog procura diletto e distrazione. Pensa: risolveresti il precariato e la tua vera natura di Morelle potrebbe stare sotto gli occhi di tutti senza problemi e figure barbine…
    Vabbè sogniamo và!
    Buona pausa
    l’AleS

  3. Non me n’ero nemmeno accorta e l’autocorrezione mi ha fatto pure venire il dubbio (mi succede anche con gli studenti, dopo un po’ inizio a parlare come quelli di una classe A1 e il concetto di errore mi si annebbia, per cui vado a riprendermi la grammatica).
    Per quanto riguarda gli autori di certi blog da remunerare, ho qualche dubbio che con il mio risolverei il precariato. Anche se, in effetti, a sparare minchiate si guadagnano spesso un sacco di quattrini, questo sì.

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