Una coppia in crisi

“L’umorismo permette di dire la verità”
(Eric-Emmanuel Schmitt, Piccoli crimini coniugali)

Ieri sera io e Le Sanglier abbiamo voluto confrontarci su certe nostre idee.
Avevamo il fermo proposito, più io che lui a dire il vero, di provare a litigare seriamente, almeno una volta, per rafforzare l’intimità del nostro legame, troppo brioso, perfino volgare nella sua allegrezza, infarcito di grasse risate e bottiglie serali di Menabrea. Che diavolo ci fanno insieme due individui che non provano gusto in una sfuriata? Sono due individui tristi, senza speranza.
Dal canto mio, ieri sera ero favorita dall’umore incarognito che disgraziatamente mi abbrutisce in questi giorni. Le Sanglier, invece, partiva con il consueto svantaggio di chi è un allegro cretino, come lui stesso ci tiene sempre a dichiarare a tutti.
Ad ogni modo, in virtù del bene che nutriamo l’uno verso l’altra, ci siamo entrambi impegnati ad affrontare questa prova, con cura e attenzione. Il primo passo, consistente nel concordare il tema della discussione, non è stato difficile: quando due individui si mantengono insieme in equilibrio sul filo di un congruo numero di asimmetrie caratteriali, ne si pesca una nel mazzo e ci si affida poi al caso, confidando che l’umore incarognito dell’uno o dell’altra faccia il resto per raggiungere l’obiettivo di turbare l’allineamento. Abbiamo dunque pescato dal mazzo una buona carta, relativa alla spinosa questione delle differenti misure che ognuno di noi due adotta di fronte all’entropia. Io non posso tollerare il disordine strutturale del Sanglier. Lui può tollerare il mio ordine, purché questo non minacci la vitale certezza del suo disordine. Questa, grosso modo, la querelle. Un cavallo di battaglia di molte coppie in buona salute, immagino. Stabilito il tema, abbiamo dunque provato a litigare sul serio, per salvare la nostra unione.
C’è tutta una teoria della pertinenza, una certa pragmatica contestuale che tutti riconosciamo, la quale rischia di mettere in crisi la comunicazione di una coppia animata da simili buoni propositi: quando due litigano, dovrebbero perlomeno avere una mimica facciale torva, usare un tono di voce cupo, un volume più alto. Ciò è funzionale al contenuto dell’informazione, la quale peraltro ha uno spettro di realizzazioni piuttosto ampio anche sul piano del registro, che può andare da “Amore, no, non sono d’accordo…”, passando per “Stai forse insinuando che…?”, “Ma che minchia dici?!”, fino a “Ma va’ ammorì ammazzato va’!” (con le opportune varianti regionali). Insomma, il messaggio è o può essere comunicativamente efficace se all’informazione linguistica si accompagna un’informazione extra-linguistica, ciò che ci consente, ad esempio, di afferrare qualcosa di una scena di un film straniero in lingua originale in cui due stiano per baciarsi o per prendersi a mazzate, anche se proviamo a guardare un film in coreano senza doppiaggio e senza sottotitoli (funziona meno con i film di Kim Ki-duk, ma questo è un altro discorso).

Vorrei poter dire che ieri sera io e Le Sanglier ce ne siamo dette di tutti i colori, come si suol dire, ma non lo posso dire. In fatto di comunicazione extra-linguistica di coppia, siamo purtroppo due individui irrecuperabilmente dissociati, probabilmente ambigui, certamente inefficaci. Una coppia in crisi. Lo provano il nostro tono di voce mite e pacato, la compostezza dei nostri corpi acciambellati l’uno di fronte all’altra sul divano mentre ci passavamo un bicchiere di amaretto di Saronno, l’atto di cercarsi le mani, il cedimento al sorriso, mentre cercavamo di litigare. Una scena penosa. Era evidente che eravamo partiti col piede sbagliato.
A far precipitare la situazione, però, è stata l’improvvisa affermazione del Sanglier: “Io non sono disordinato. Io sono un tipo rilassato”, pronunciando la erre di “rilassato” con il caratteristico sforzo di chi tenti di vincere il rotacismo da cui è affetto enfatizzando una parola che gli pone la difficoltà fonetica, così che tutta la sua rabbia di quel momento si abbatta proprio su quella erre, rimanendoci impigliata insieme alla lingua. La nota erre moscia, detta anche “alla francese”, non va bene per litigare. Non va bene per un sacco di cose: prima di conoscere Le Sanglier, gli uomini con la erre moscia, quand’anche belli, quand’anche bellissimi, quand’anche di suprema intelligenza, neutralizzavano ogni mio desiderio sessuale in un sonno profondo, irreversibile. Il rotacismo del Sanglier, però, va ad incastrarsi in una complessiva fonazione di sostanza.
A ciò si aggiunga il candore con cui quest’uomo affermava, in quell’istante decisivo della serata, la propria visione del mondo, “Io non sono disordinato. Io sono un tipo rilassato”, che immediatamente gli restituiva l’innocenza propria di chi ha le idee chiare e lo splendore della sincerità. Le Sanglier, nella sua percezione di sé, accatasta le sue camicie sporche sulla mia poltrona perché è un uomo rilassato. Quando prepara un piatto di fusilli alla norma trasformando la cucina nella scena di un crimine efferato, lo fa perché è un uomo rilassato.
Cosa si può dire a un uomo rilassato con la erre moscia? Come si fa a litigarci?
Lo scroscio fragoroso, incontenibile, impetuoso, inarrestabile delle mie risate che sono seguite, contagiando anche lui, ha fatto definitivamente naufragare il nostro proposito iniziale, il quale ci ha ritrovati a sganasciarci sul divano, preda di sussulti che ci rendevano incapaci di formulare enunciati chiari e comprensibili.
“Non sei buona a litigare”, è riuscito a dire prima che un nuovo spasmo lo travolgesse. “Ah, io!”, ho replicato debolmente, il corpo ormai squassato dalle risate.

Il nostro tentativo di essere una coppia normale di fidanzati normali è dunque miseramente fallito.
Che ne sarà adesso di noi?

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4 pensieri su “Una coppia in crisi

  1. Sarete destinati a una vita matrimoniale, per quanto il matrimonio, secondo la definizione della Valentina compagna del corso di dottorato di sette anni fa, sia un’istituzione superata. Non solo, vi ritroverete anche un marmocchio pure lui alquanto rilassato e una marmocchia affetta da un alienante senso dell’ordine, il che aiuterà senza dubbio a migliorare il tuo approccio al litigio, specie perché il relax del Sanglier non subirà mutamenti di sorta e i pargoli avranno sicuramente un diverso sistema di interazione.
    Un futuro decisamente invidiabile

  2. Wonder, rabbrividisco! Una profezia del genere può farmi vivere gli anni futuri in uno stato di angoscia.
    La reazione del Sanglier, invece, è la proposta di rilasciarti un’intervista che sarà pubblicata prossimamente tra le storie di Morelle Rouge. Questo implica che tu prepari delle domande. Ma, qualora tu non fossi interessata, credo che se le farà da solo.

  3. Che approccio curioso. Ehm, mai provato, a fare delle domande. Di solito son quella che risponde, spesso millantando conoscenze che non ha (a proposito di modestia), o va alla ricerca di risposte intelligenti in sostituzione di quelle stupide che le vengono in mente.
    Però, magari, alle volte si possono provare emozioni nuove con queste esperienze borderline

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