Due o tre cose divertenti che vorrei fare

Sono al tavolo F37 della sala di Linguistica della Biblioteca Nazionale Centrale.
Quello che dovrei fare, cioè quello che mi sono proposta di fare prendendo la macchina fino alla metro B e poi la metro B fino a Castro Pretorio, entrando in biblioteca, compiendo la regolare sequenza di azioni che consentono l’accesso, esibizione della tessera-richiesta della chiave-deposito di oggetti personali nell’armadietto-riconoscimento magnetico della tessera (scaduta, e dunque da rinnovare per mezzo di un trascurabile prolungamento della sudetta sequenza), e sedendomi infine al tavolo F37 della sala di Linguistica della Biblioteca Nazionale Centrale in questo pomeriggio di aprile senza sole, è aprire il file di una supercazzola accademica sulla glottopipponica che ho rigurgitato di recente, ricacciarmela in bocca, darle una rimasticata e risputarla in circa ventimila battute, badando di attenermi a certe imprescindibili norme stilistiche per la redazione. Questo, il mio compitino di aprile.

Il fatto è che non ne ho voglia.
Spiegare brevemente e chiaramente perché non ne ho voglia mi richiede uno sforzo non inferiore a quello che comunemente richiede fare una cosa che non si ha voglia di fare.
D’altra parte, quand’anche mi sforzassi, non gioverebbe a nessuno.
Perciò, come spesso faccio quando l’umore è incarognito né più né meno di quello che oggi mi trova seduta qui, al tavolo F37 della sala di Linguistica della Biblioteca Nazionale Centrale, e di quello che già da qualche giorno mi abbrutisce, senza che in questi precisi giorni si possa nemmeno attribuirne la causa – come perlopiù si tende a fare – allo sconquasso ovarico che a cadenza mensile provoca o conferma l’incapacità di intendere e volere dell’essere femminino, penso a due o tre cose divertenti che vorrei fare.
Ma non le dico.
Ed ecco un post breve, o accettabilmente lungo.

3 pensieri su “Due o tre cose divertenti che vorrei fare

  1. cioè, se non ho capito male, devi sistemare un testo per la pubblicazione. Compliments. Non capisco perché vadan sempre risistemati, per essere pubblicati. Se son piaciuti così, pubblicali così. Vabbè, forse (forse eh) nel tuo caso era troppo lungo…

  2. Una buona intuizione, quella sulla lunghezza, come solo tu e i pochi altri sconsiderati lettori di questo blog potrebbero avere. Sì, oltre 120 pagine, originariamente destinate ad un’altra sede che non prescriveva limiti. Vanno risistemate in una decina o giù di lì, perché articoli di 120 non ne fanno. Potrai forse intuire pure il mio panico. Ho aperto il blog anche per recuperare il piacere del libero sproloquio perso con quelle 110 da abortire. Adesso mi esercito a twittare, per educarmi alla brevità. Quant’è difficile…

  3. Solidarietà di categoria. Io e il mio prima relatore-poi tutor-ma praticamente maestro di vita, ogni volta che uno dei due doveva andare in centrale ci sfogavamo con alti lai, perchè davvero ci sono solo tribolazione, amarezza e tutti i tuoi averi in una busta di plastica trasparente oltrepassata quella porta.

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