Lezioni sangleriane

“… sosterrò le ragioni della leggerezza.
Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide,
ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire”
(Italo Calvino, Lezioni americane)

Le Sanglier, quando la sera vuole rilassarsi a casa alla fine di una giornata intensa o particolarmente difficile, manifesta di tanto in tanto il bisogno di guardare film il più possibile demenziali in tv, dichiarando di aiutarsi in questo modo a bilanciare il notevole peso emotivo accumulato durante il giorno con la beata levità dell’idiozia, necessaria a uno stile di vita sano ed equilibrato. Perciò accantona il computer, l’Agenda del Giornalista, la pila di quotidiani, e pure gli amati libri di Aristotele, imposta la modalità silenziosa sulla sua protesi BlackBerry, per versarsi un bicchiere di vino, farsi un giro tra i programmi televisivi della serata e scegliere un film adatto allo scopo. Quando neppure la televisione gli viene incontro con le offerte del suo palinsesto più adeguate a questa specifica necessità, Le Sanglier opta allora per un paio di partite a Oblivion. Si può tuttavia immaginare come una simile inadempienza da parte della televisione sia rara e come, di conseguenza, lui trovi spesso una soluzione adatta alla sua esigenza contingente. Imperturbabile nella sua motivazione e lucidamente consapevole dei suoi bisogni, si lascia in genere scivolare addosso le mie obiezioni, basate sull’argomentazione secondo cui anche per l’idiozia esiste uno spettro di gradazione e che di fronte a taluni prodotti, cinematografici come letterari e così via, si può godere di un’ampia scelta, e si può dunque eventualmente selezionare una possibilità di fruizione senza umiliare la propria intelligenza con la visione di “Diciassette anni ancora” o “Guida galattica per autostoppisti”.

Le Sanglier, negli anni e con l’esperienza, ha fatto della difesa dell’idiozia uno dei capisaldi del manifesto programmatico della sua vita. È questo che, come lui stesso dichiara, lo porta a inserire nelle attività rituali dei suoi risvegli mattutini alcune consolidate esibizioni canore. In queste circostanze, e rigorosamente solo dopo che abbia tracannato caffè forte, lo si può ascoltare intorno alle otto mentre canta “Io sono allegro perché sono un cretino, io sono allegro perché non mi rendo conto”. L’idea alla base, in realtà, è buona: i testi dei Têtes de Bois sono indubbiamente tutt’altro che cretini. La difesa sangleriana dell’idiozia non sta infatti nella scelta del brano, ma piuttosto nell’atto di interpretarlo dimenandosi e contorcendosi in piedi sul tappeto al centro del soggiorno nella prima luce del mattino, con l’elastico dei pantaloni del pigiama allentato. Chi vuole può leggerlo come un gesto scaramantico prima di affrontare la giornata, o una specie di mantra di invocazione al proprio deva affinché si venga sostenuti nella celebrazione dell’idiozia universale, nella difesa della propria e nella promozione di quella altrui.
Un altro brano del suo ricco repertorio, generalmente proposto al mattino, è “Cacca nello spazio”, una delle prime canzoni che gli ho sentito cantare. Anche nel di caso di Caparezza, la canzone può non piacere sul piano musicale ma la testualità si lascia penetrare nei suoi numerosi strati. Ancora una volta, l’inno che Le Sanglier canta all’idiozia sta piuttosto nell’accompagnamento che egli ne fa con il linguaggio del corpo, che qui sculetta con l’indiscussa grazia del cinghiale. Non sarà inutile, ma sarà forse superfluo, aggiungere che, mentre quest’uomo si produce in tali atti performativi, la sua mimica facciale rivela un’incontrovertibile stato di gioia.

Devo dire che nemmeno all’inizio, cioè quando avevo cominciato a frequentarlo da poco, sono rimasta perplessa di fronte a queste esibizioni, a cui pure ho assistito assai presto in quanto Le Sanglier, mammifero onesto, non è solito blandire la sua preda circuendola con facili lusinghe. In uno dei nostri primi incontri, infatti, mi aveva informato che non mi trovavo di fronte a un intellettuale come poteva sembrare, ma ad un allegro cretino (o cretino allegro, ora non ricordo l’ordine degli elementi, che pure avrebbe avuto la sua importanza), uno che per nessuna ragione avrebbe rinunciato alla sua dose di idiozia, che anzi custodiva gelosamente a mo’ di antidoto, un ritrovato contro le gravità dell’esistenza. Gli diedi fiducia. Fu invero questa dichiarazione a convincermi e fu la fiducia a firmare il patto segreto della nostra unione.

Tuttavia, la scelta dei film che di tanto in tanto si proiettano in soggiorno mi turba, lo ammetto. “È che sono veramente stanco”, spiega lui, e lo è davvero, è completamente sfatto, con gli occhi iniettati di sangue, la faccia bianca, i capelli arruffati. Ma appunto, dico io: troverei impegnativo guardare un film del genere, nel senso che impegna la mia capacità di resistenza alla mortificazione. Non c’è stanchezza che possa giustificare la visione, o la lettura o l’ascolto, di certi prodotti. Lui non è d’accordo. Ma io comprendo pienamente le ragioni della leggerezza sostenute da Le Sanglier, il quale, contrariamente alle apparenze, non lascia mai al caso la scelta delle sue azioni che, con il loro difficile scopo di sottrarre peso all’esistenza, sono anzi precise, determinate e audaci.
D’altra parte, volendo provare a guardare le cose da un altro punto di vista, dovremo convenire che Le Sanglier è un uomo disgraziato, con il guaio d’essere legato a una donna che al mattino alle otto sorbisce caffè perlopiù in silenzio e che la sera, per rilassarsi, propone periodicamente la visione de “Il posto delle fragole”.
Perciò Le Sanglier, nella sua capacità di rendersi immune alla sciagura che la sua stagione degli amori gli fruttò, è un uomo illuminato.

Chiusa musicale, affidata a Mina