Il ritorno a casa di Morelle #2. La lingua ritrovata

Sono arrivata ieri sera al paesello insieme a Nosferatu, anche lui di ritorno nella nostra terra natìa per il fine settimana. L’arrivo era previsto per le 21.10, o “21.12 se non mi funziona il telepass”. Siccome il telepass non ha funzionato, Nosferatu mi ha depositato davanti a Casa Bandini alle 21.12, con la mia valigetta rossa e la faccia emaciata, appena reduce dalle febbri virali e pronta alla consueta otite di chiusura.

Come prestabilito, al citofono mi ha risposto Houston, arrivato da Ancona prima di me. Pare che in quel momento Svevo, nella delicatissima fase digestiva della cena, fosse immerso nella soporifera oscurità del soggiorno, accoccolato sul divano insieme al Pupo, il cagnetto bianco e peloso, a guardare un film con Bruce Willis. Houston mi ha riferito inoltre che, al trillo infernale del campanello, cui fa tradizionalmente seguito l’impossessamento demoniaco del Pupo, Svevo ha guardato l’orologio e, senza cambiare posizione, ha borbottato infastidito: “E mmo chi cazz’ è?”. Maria, nostra complice nella sorpresa, si trovava opportunamente in bagno, perché le sarebbe venuto da ridere un momento prima del mio ingresso in casa.
Mi sono dunque introdotta nel soggiorno dando una sonora pacca all’interruttore della luce e, sovrastando la voce di Bruce Willis e al contempo l’ululato del Pupo, ho recitato una delle formule di saluto del codice Bandini: “Oh, eccheccazz’, manc’ vì ad aprì a fìjet’?” (“Orsù, per amor del cielo, non vieni nemmeno ad aprire la porta alla tua figliola?”).
Il mento di Svevo ha iniziato a molleggiare e così è rimasto per un po’. Poi gli occhi hanno guardato la consorte, sopraggiunta saltellando dal bagno per non perdersi la scena. Poi hanno guardato il secondogenito, mio fratello Houston, il quale torna regolarmente quasi ogni fine settimana al paesello ed è più di casa perciò, al contrario di me, non fa notizia. Poi gli occhi, appena appannati, hanno guardato di nuovo me e infine Svevo ha detto:
“Ma tu n’ stiv’ mal’?”
(“Figlia, mi avevano detto che eri malata, non è dunque così?”).

Questo sabato mattina, giorno del compleanno di Svevo, mi sveglio presto tra gli odori familiari del pollo in casseruola con i sottaceti, i quali sono tradizionalmente in grado di attraversare un lungo corridoio, un salone e tre porte in successione chiuse.
Trovo Maria in cucina, già intenta a fare la torta. Nella nebbia del sonno intravedo del mascarpone sul tavolo, e dei biscotti. “Tiramisù”, penso.
– Che torta fai?
Lu ciskèik.
– E quando hai assaggiato un cheesecake?
– Un po’ di giorni fa. Una signora che conosco me ne ha portato un pezzo insieme alla ricetta. Qui però c’è scritto che si chiama “sbriciolata”. Ma tant’ è la stess’ cus’, cagn’ sol’ lu nom’.