La confessione di Svevo e la lingua salvata

Questo sabato sarà il compleanno di Svevo.
Come ho detto quando abbiamo fatto la conoscenza di questo personaggio chiave, io torno raramente al mio paesello d’origine. L’ultima volta è stata in occasione di Natale, quando mi sono fermata per un ciclo di settantadue ore a base di cagg’nitt’ e parenti. Li cagg’nitt’ sono un dolce abruzzese tipicamente natalizio, di forma simile a un raviolo, ripieno di cioccolato, castagne, miele e frutta secca, fritto in abbondante olio e spolverato infine di zucchero a velo. Hanno la principale funzione di bilanciare il retrogusto amaro lasciato in bocca dai numerosi momenti conviviali coi parenti, che avvengono a distanza ravvicinata, fino quasi ad unirsi, tra la fine del pranzo e l’inizio dei preparativi per la cena. Per questo, mentri senti l’acciottolìo di piatti proveniente dalla cucina fin dalle prime ore del mattino, ne mangi fino a stordirti. Li mangi anche a colazione, nel tentativo di opporre resistenza all’odore dei fegatini che ti raggiunge alle narici.
Ad ogni Natale, torno a vedermi dentro quella scena del film di Monicelli, ambientato proprio in Abruzzo. Ecco, noi siamo tutti a quella tavola.
All’ultimo ritorno al paesello ho fatto opportunamente seguire altre settantadue ore di cure termali a Chianciano, per recuperare la tonicità muscolare prima di rientrare a Roma.

Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata di mio fratello Houston, il quale mi ha riferito che, una domenica in cui era di passaggio nella casa di famiglia, si è trovato ad origliare una conversazione tra Svevo e la sua consorte Maria,
Svevo è stato dunque colto alla luce di un’intima confessione, che più sotto trascriveremo fedelmente, integrando il testo con una grossolana traduzione a beneficio dei parlanti di altri idiomi nazionali.
Il teramano costiero, esposto da un lato alle influenze del teramano montano e dall’altro a quelle del vicino ascolano, è infatti una varietà linguistica di non immediata comprensione al pari di molte altre della Penisola, soprattutto a livello fonetico, difficile anche da riprodurre per un non nativo, per via del largo uso che fa di una vocale turbata, chiamata dagli esperti di glottopipponica “schwa” e corrispondente a un suono indistinto, misto tra la “a” e la “e”, il quale solleva incertezze nella trascrizione grafica, dove per comodità è rappresentato da un apostrofo.

Ecc’, mo arvè n’addr’ cumpleann’ mi. M’ sent’ nu ciutt’. Lu si qual’ fusce’ nu bill’ regal’? Ca quill’ s’ dec’dess’ c’ cazz’ vo fa d’lla vita su e cca nvic’ Morell’ m’ facess’ ‘na surpres’ e arveness’ ieccaiò lu jurn’ d’ lu cumpleann’ mi e macar’ mar’p’rtess’ pur’ Le Sangliè, ca iecc’ ncià mai v’nut’.

[Ecco, sta per arrivare un altro mio compleanno. Mi sento un rottame. Lo sai quale sarebbe un bel regalo? Che quello (“quello” è Houston, il secondogenito di Svevo e Maria, NdT) decidesse cosa diamine vuole fare della sua vita e che invece Morelle mi facesse una sorpresa e tornasse quaggiù (per Svevo, il paesello è “quaggiù” sebbene questo si trovi più a nord di Roma, dove la sua primogenita vive, NdT) il giorno del mio compleanno e magari mi portasse anche Le Sanglier, che in questa casa non è mai venuto]

Questa settimana, dunque, mi preparo a una nuova visita in terra alto-abruzzese.
Riguardo al Sanglier, non me la sento di contribuire ad esaudire il segreto desiderio di Svevo. Riguardo a “quello”, Houston non se la sente di prendere una decisione del genere. Ci siamo perciò accordati per un regalo meno oneroso, ma certamente offerto secondo le nostre possibilità, e ci riuniremo a tavola per celebrare il compleanno di Svevo Bandini.
Da un paio di giorni accuso mal di testa, forti dolori alle ossa e inspiegabili disturbi dell’umore.

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4 pensieri su “La confessione di Svevo e la lingua salvata

  1. Maddai, portalo con te LeSanglier, che fai felice Svevo. e poi contribuirebbe a mantenere discreto l’umore, e magari vi fate una passeggiata dopocena e trovate un posto tranquillo e state sdraiati sull’erba del paesello a guardare le stelle.

  2. Ecco, io Svevo in questo periodo della mia vita proprio no.
    Sto cercando di depurarmi dal mal di vivere e dalla coazione a ripetere il fallimento.
    Baci.

  3. Caroline, ti ricordi quel postaccio “nero” dove abitavo quando ci siamo beccate qualche anno fa? Era tutto un male di qui e di là. Sai cosa ne penso? Due palle smisurate. Non che fosse e sia da sottovalutare, anzi, ma mi pare che ci si debba concentrare soprattutto su altro. Per esempio su come evitare i contatti frequenti con Svevi e altri trapani a percussione 🙂
    Perciò depurarsi, sissì, depurarsi. Azioni di auto-decentramento dal Sé e bicchieroni d’acqua sono sufficienti.
    Baci anche a te.

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