La lentezza e la pazienza. Nuovi plugins per leggere Pascal

Ieri mattina, a seguito di una conversazione del giorno prima con Le Sanglier, sono passata in libreria e ho comprato una copia dei Pensieri di Pascal.
La conversazione verteva sulla tastiera di “pulsanti” di cui, a mio avviso, ci dotiamo lungo l’arco della vita. Un’apparente questione di lana caprina, come altre cui spesso mi piace dedicarmi.
Blateravo, in quella circostanza, sui livelli progressivi di percezione della realtà e sostenevo che, per sopravvivere, è necessario ricordarsi di mantenere attivo l’unico pulsante di cui siamo provvisti di default venendo al mondo, quello “basico”. Il pulsante basico richiede poche domande, neppure eccessivamente complesse, del tipo “Che mi cucino stasera?”, o “Perché diavolo ci mette così tanto quell’idiota fermo al semaforo verde?”, o “M’ama o non m’ama?”. Per il resto, martedì viene prima di mercoledì, è preferibile non restare in casa senza carta igienica, e speriamo di riuscire a fare una vacanza decente quest’estate. Trovo che la banalità del quotidiano sia un fatto di vitale importanza, unitamente ad una sapiente idiozia e ad una serie televisiva americana di cinque o sei stagioni da vedere comodamente distesi sul divano, la sera dopo aver rivisto per la quinta volta Persona di Bergman. Riguardo alla serie televisiva consiglio sempre Dexter, che trovo geniale e che costituisce uno dei principali argomenti di conversazione con il mio amico Nosferatu.
Gli altri pulsanti, opzionali eppure a mio avviso non meno essenziali del basico, assomigliano – nella mia testa di individuo con competenze informatiche elementari – a una serie di plugins, come quelli che abbiamo nel nostro sito su WordPress (un esempio è il plugin di YouTube, che non è supportato da WordPress.com ma da WordPress.org, il che mi rende impossibile il suo inserimento nel menu laterale di questo blog). Possiamo farne a meno per la funzionalità sostanziale del nostro sito, ma se li abbiamo siamo più soddisfatti, almeno alcuni di noi. I plugins richiedono però una gestione più faticosa, un maggiore investimento e una serie di domande più complesse. Essendo più complesse, è difficile stabilire con esattezza un modello descrittivo buono per tutti, perché si tratta di domande personalizzate in base ad alcuni parametri variabili quali età, sesso, professione, stato civile, istruzione e formazione, lingua e cultura madre, esperienze private.
L’esempio principe di plugin di percezione della realtà è rappresentato dalle religioni, tutte oltremodo faticose. Generalmente i loro programmi ci vengono proposti già nei nostri primi anni di vita e generalmente li esploriamo, prima di decidere cosa farne. Io ho scoperto in giovane età di non supportare le religioni, probabilmente per incompatibilità con altre estensioni della mia toolbar personale, ma sono plugins largamente in uso e che godono di un certo successo.
Di come nasca nell’individuo la necessità, o il desiderio, di dotarsi di pulsanti ulteriori dopo il basico ricevuto con il kit primordiale “Mangia, dormi & defeca”, non mi sono fatta un’idea. Le Sanglier sosteneva, nella nostra conversazione, che la responsabilità di simili pulsioni pluri-pulsanti sia da attribuirsi alle letture, e massimamente alle letture sbagliate. Concordi, abbiamo concluso che letture sbagliate e famiglie disgraziate sono le cause principali di una cattiva scelta di plugins aggiuntivi nella vita di un individuo.
Infine lui, uomo di scienza, è rimasto in silenzio per qualche istante e poi ha deliberato che avrei forse potuto trovare qualche risposta ai miei assilli in Pascal.

Come per molti altri fatti della vita, io e Le Sanglier abbiamo regimi alimentari assai differenti riguardo alle letture. Lui si nutre prevalentemente di filosofia, io di narrativa. Lui ritiene che, oltre ad Aristotele, serva poco altro per stare comodi, io sono convinta che una vita senza Fante sia una vita più infelice. Lui, quando ha comprato uno scaffale nuovo per la sua libreria, ha calcolato lo spazio sufficiente per allineare in primo piano i volumi del suddetto, io ad ogni mio trasloco organizzo anzitutto gli scatoloni dei romanzi occupandomi preliminarmente del trasporto sicuro dell’opera completa dell’altro suddetto. Io gli ho regalato una copia di Non ora, non qui di Erri (De Luca), lui mi ha regalato l‘Etica Nicomachea (cfr. supra). Lui spolvera, fra gli altri, i volumi di Platone, Cartesio, Galileo, Hume, Kant e Wittgenstein – quando arriva a quelli di Hegel dice di sentirsi improvvisamente stanco e rimanda, io lucido, fra gli altri, quelli di Auster, della Trilogia della Kristof, degli imprescindibili Kafka, di qualche giovanile Moravia e degli Esercizi di Queneau – quando arrivo a quelli di certa narrativa italiana contemporanea, mi sento improvvisamente stanca e rimando. Ci troviamo grosso modo d’accordo, invece, sull’inutilità di spolverare il resto della casa. Lui scrive di ontologia e forma, io di glottodidattica e profili di apprendente di italiano L2. Lui ama la fiorentina alla brace, io l’orata al forno, lui gli spaghetti, io i rigatoni.

In virtù di tali preziose disaffinità elettive, ho comprato, dunque, una copia dei Pensieri di Pascal. Un’edizione tascabile con le pagine di carta grigiastra e puzzolente, al prezzo di cinque euro e novanta centesimi, perché, pur essendo io discretamente attenta alla proposta di differenti soluzioni generali, la cautela mi pare importante.
Non ho ancora trovato una risposta nei pensieri frammentari di Pascal. Probabilmente non supporto questo plugin. Quando gliel’ho detto, Le Sanglier ha inalato senza fretta una boccata del suo tabacco Pueblo e, avvolto da una coltre bianca di fumo, ha presumibilmente riflettuto ancora qualche istante. Ho sentito infine la sua voce commentare serafica: “Pascal va letto con estrema lentezza. Bisogna avere molta pazienza”.