Le Sanglier. La scoperta del fuoco e il nuovo Paleolitico

Le Sanglier mi ha telefonato poco fa, mentre era in coda sulla Tiburtina per raggiungere un amico a pranzo in città. Pur dovendo ancora pranzare, stava già pensando alla cena. Mi ha chiesto se stasera ho voglia di una bella bistecca. Non ho una predilezione per la carne, ma essendo un’onnivora fiduciosa e appassionata, di tanto in tanto assecondo l’amore del Sanglier per la ciccia e la mangio con lui.

Siamo stati in più di un’occasione in questa imperdibile osteria a Montepulciano, nel senese.
È un’area che bazzico con buona frequenza per via del mio lavoro, i cui tentacoli sono soliti sbatacchiarmi di qui e di là lungo il tratturo Roma-Siena. Durante gli spostamenti, perciò, capita spesso di fermarsi per agriturismi, osterie e taverne disseminati nei paesini della provincia, per reggere la fatica della transumanza accademica.
Se vi trovate a passare da quelle parti, e se vi piacciono le immagini di genere splatter, troverete in questa osteria un habitat adeguato ai vostri sensi. L’oste vi raggiungerà al vostro tavolaccio di legno (che in realtà non è solo vostro, ma anche di tutti gli altri clienti, perché una delle regole dell’osteria è quella di condividere il posto con sconosciuti), recando nella mano nuda un chilo e settecento grammi di animale sanguinolento e chiedendovi quale taglio preferite e quale grado di cottura. Per quanto vi prodighiate a fornire una risposta minuziosa alla seconda domanda, dicendo che la carne vi piace molto ben cotta, vi troverete nel piatto un lago di sangue, perché siete in terra toscana e in terra toscana non si è mai vista una fiorentina carbonizzata, perciò se non vi piace andate da un’altra parte.

Le Sanglier nutre per la fiorentina un folle amore e si è scrupolosamente documentato sulle sue modalità di preparazione e sul reperimento delle materie prime. Da diverso tempo, infatti, medita di riprodurre in casa simili eroiche gesta.
Spezzeremo una lancia dritta contro il nerboruto petto del Sanglier. Sebbene fosse abituato a vivere e cavarsela da solo, prima di conoscermi si cibava di tonno e fagioli in scatola e non comprendeva la necessità del gas nella sua cucina. Dopo i primi mesi in mia quotidiana compagnia, ha capito cosa sono soliti fare gli umani con quei curiosi affari dotati di fornelli e manopole colorate, e si è sentito accedere a un livello superiore della sua vita selvatica. Da allora si produce in esperimenti vari, ambigui, originali e audaci.
Le Sanglier, come abbiamo detto in diverse occasioni, è un mammifero caparbio e ostinato. La sua tenacia è anche quella che gli fa spesso correre il rischio di sopravvalutazioni delle sue attuali abilità culinarie. Perciò, scoperto il fuoco, non ha iniziato un apprendistato a base di piatti semplici, ma ha subito intrapreso la preparazione di piatti appena più elaborati, dimostrando un accenno di prudenza nella ricerca preliminare di guide sul sito web di Giallo Zafferano, di cui oggi è fan.
La sua opera prima è consistita in un chilo di gnocchi al nero di seppia in salsa di spigola e zafferano. Una falsa partenza che i nostri occhi e i nostri palati ricordano ancora. Dopodiché ha scoperto il gusto irrinunciabile del flambè e ha dato fuoco a banane al rum, affumicando le tende della cucina. Poi si è dotato di un modello multifunzionale di forno a microonde e per un certo periodo l’ho visto aggirarsi senza requie per la casa alla ricerca di “cose da microondare” (sic). Attualmente lavora su polli alle mandorle e riso gratinato alle verdure.
Se si pensa alle abitudini del mammifero Sanglier precedenti all’incontro con la sua femmina, e se lo si osserva oggi nella sua quotidianità, quando rientra a casa e afferma: “Stasera ti preparo una buona cenetta!”, si comprenderà ora come sia sorprendente per me aver assistito a una simile metamorfosi nel tempo.

Come dicevo, questa mattina, quando mi ha chiamato mentre era in coda sulla Tiburtina, Le Sanglier meditava di cucinare carne per la nostra cena di stasera. Ha annunciato che passerà al supermercato a comprare delle melanzane, per preparare anche un contorno.
Accolgo sempre con grande entusiasmo le iniziative del Sanglier, di cui seguo silenziosamente i traguardi. Solo una volta, mentre buttava a caso nel wok un pugno di riso basmati, zucchine fresche, gamberetti surgelati e zafferano in polvere, tutti insieme, sprezzante dei loro differenti tempi di cottura, gli ho domandato con dolcezza come si sentisse circa la percezione delle proprie competenze in materia.
Mi ha risposto con candore: “Mi sento estremamente qualificato”.

2 pensieri su “Le Sanglier. La scoperta del fuoco e il nuovo Paleolitico

  1. l’oste ha l’aria sufficientemente pazza quindi adatta a cuocere la fiorentina, in effetti.
    Ma anche le sanglier si aggira per casa con la mannaia?

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