Come Marcovaldo mi salvò sulla Tiburtina

Ieri sera avevo iniziato a buttare giù idee per un nuovo post.
Il post è diventato un post lungo, come molto spesso succede a Morelle Rouge.
Siccome non avevo nient’altro da fare, il post lungo è diventato un post lunghissimo.
Infine mi sono trovata tra le mani un racconto, davvero troppo lungo per la natura di un blog, e nemmeno adatto a essere diviso in parti. Io sarei interessata a leggerlo solo se conoscessi già bene il suo autore e decidessi quindi di dedicargli i quindici o venti minuti necessari per arrivare fino alla fine della lettura di un testo che, in OpenOffice, occupa più di tre pagine in corpo dodici e interlinea singola. Diversamente, credo che lascerei perdere, di buona roba da leggere ne ho parecchia con me.
Ma il racconto è una delle storie di Morelle Rouge e per questo sta bene solo qui. Perciò ho pensato di inserirlo in una pagina fissa, nel menu laterale. Ha il vantaggio di non essere visualizzata nello spazio riservato alla pubblicazione dei post giornalieri, la cui lunghezza non dovrebbe dare al lettore l’impressione di venire sepolto da una cascata interminabile di segni, credo. Ci sarebbe stata l’opzione di lettura “Leggi il resto”, tipica di molti blog ma a mio avviso efficace solo se usata correttamente, per esempio da bloggers che scrivono di attualità, politica ed economia o trattano argomenti specialistici a scopo informativo e divulgativo. Per blog di quel genere, però, ci vogliono competenze specifiche e un reale interesse dell’autore ai temi trattati. Io non ho né le une né l’altro.
Il racconto sta qui, per chi vuole leggerlo. Si chiama “Come Marcovaldo mi salvò sulla Tiburtina”.