Rattrappiti e soddisfatti

Come molti sanno, Beppe Severgnini ha voluto recentemente sperimentare una settimana di astinenza totale da internet, documentandola in un diario intitolato “Sette giorni fuori Rete”.
L’articolo, sottotitolato “Ansia, paure e sorprese: il mio esperimento senza Twitter, blog e iPad”, reca anche un efficace occhiello: “Diario di una settimana all’antica: disintossicazione digitale di un iperconnesso”.
L’ho letto con una certa curiosità e riletto con una certa perplessità.
Non che io metta in dubbio la buona riuscita dell’esperimento di privazione. Decido di fidarmi di Severgnini, che in generale mi garba, soprattutto da quando ha scritto quel bell’articolo sulla presunta scomparsa del congiuntivo.
Tuttavia nel suo ultimo giorno di esperimento, datato 15 febbraio, Severgnini annota: “provo una vaga preoccupazione: perché non sono psicologicamente distrutto da una settimana di astinenza? Ci si abitua così in fretta alle privazioni?”. Be’, mi dico io, rispetto alla privazione di internet, se rispondi al profilo di una persona adulta – nozione contestuale, questa, sempre in via di definizione sulla base di tempi e luoghi e generalmente connessa con l’idea della produttività sociale, ma forse identificabile, nell’Italia del 2012, con un individuo sopra i 30 anni -, con un certo tipo di mestiere, un certo livello culturale e una certa gamma di soluzioni alternative, sì. Pure in questo caso, comunque, aggiungerei un prudente “forse”.

Ne ha parlato anche Claudio Calzana nel suo blog, dove afferma: “Mi sa che chi è nato ‘dentro’ la rete difficilmente sa indovinare un mondo fuori dalla rete, o senza rete”.
Io sono nata quando in Italia la rete iniziava appena ad apparire ma nessuno ne sapeva molto fuori dalla ricerca universitaria e sono cresciuta quando cominciava a diventare il servizio largamente diffuso che è oggi. Ne sono rimasta fuori grosso modo fino ai vent’anni. Credo di aver inviato e ricevuto la mia prima e-mail al primo anno di università e di aver chattato più o meno nello stesso periodo, di aver fatto ricerche in rete per la mia prima tesi di laurea intorno ai ventiquattro anni, di aver scoperto cos’è un blog intorno ai venticinque anni e di averne aperto anch’io uno poco dopo. La mia progressiva intossicazione digitale, infine, ha raggiunto un livello interessante solo negli ultimi cinque o sei anni. Attualmente uso la rete per ogni genere di necessità, dal lavoro al tempo libero. Ciò non ha comportato l’abbandono di alcune insostituibili attività quali le peregrinazioni per le biblioteche di Roma, l’acquisto smodato di libri, il consumo abbondante di carta, e nemmeno il ripensamento su certe personali riserve come quella nei confronti dell’e-book.
Ricordo un tempo non esattamente senza rete, ma certamente fuori. A quindici o sedici anni custodivo gelosamente una copiosa corrispondenza epistolare e il postino era atteso con la stessa eccitazione con cui, anni dopo, avrei atteso il recapito del modem: la profumata collezione di lettere e cartoline è uno dei migliori ricordi dell’adolescenza come quello della consegna del modem uno dei peggiori dell’età adulta (problemi con la sottoscrizione del contratto, problemi con la registrazione delle coordinate bancarie per i pagamenti, problemi con la spedizione, problemi con la mia richiesta di non ricevere regolarmente offerte, promozioni e pubblicità da parte della compagnia). A diciotto anni ho studiato per l’esame di maturità rinchiudendomi nella casa in campagna di mia zia, e mia zia non aveva ancora internet. Si è vissuto bene. Ancora meglio sembrano essersela passata i miei genitori, e addirittura splendidamente mio nonno, classe 1920, il quale alcuni anni fa, mentre parlavo con la mia famiglia via Skype, si mise a piangere e si dichiarò stupefatto quando vide la mia faccia apparire sullo schermo del pc.

Tuttavia, io a emulare Severgnini non ci provo nemmeno.
Non solo perché io, diversamente da lui, mi servo della rete per aiutarmi a mantenere più numerose le possibilità di passare, un giorno, da una posizione lavorativa ancora precaria ad una più dignitosamente sicura – nella mia professione, infatti, non è consigliabile andarsene in giro per le università a monitorare personalmente le graduatorie dei docenti nelle quali si è inseriti: si può fare, ma si dovrebbe allora accettare il rischio di perdersene una nello spostamento da un tram all’altro di Roma, e io non lo accetto – ma anche perché le ormai ovvie possibilità offerte dalla rete favoriscono inoltre l’eventualità di perdere meno tempo quando non si è davvero interessati a qualcosa, sia nella ricerca di informazioni sia nell’interazione sociale. E possiamo noi perdere altro tempo, oltre a quello che già perdiamo volontariamente, se non abbiamo colleghi fidati o assistenti volenterosi a cui delegare giornate di lavoro, o se non possiamo concederci il privilegio di preparare una risposta automatica alle e-mail “Sarò offline finché non mi passa la voglia di fare test di dipendenza da internet“?
Sono tentata dall’esperimento di Severgnini, lo ammetto, ci rimugino da qualche giorno. Noto infatti un miglioramento dell’umore e della capacità di concentrazione quando resto fuori dalla rete per un certo numero di ore, non più di 48, finora, e mai infrasettimanali. Malgrado questi segnali, rinnovo quotidianamente la mia dipendenza. Non dirò, come potrei dire, “perché mi serve”, ma “perché mi va”.

“Le macchine ci seppelliranno”, mi ha scritto una volta un’amica via Facebook (la stessa che mi scriveva lunghe lettere vergate con tanti colori, quando avevamo quindici anni. Alle volte dietro la busta lasciava anche un messaggio: “Corri, postino!”).
Penso di sì. Ci seppelliranno insieme alle nostre artrosi cervicali, ai tunnel carpali, alle tendiniti del polso e a vari disturbi oculari, per citare solo le patologie più facilmente diagnosticabili. Pazienza. Verremo seppelliti rattrappiti e soddisfatti.

2 pensieri su “Rattrappiti e soddisfatti

  1. a me capita di essere fuorirete quando avdo in montagna. o anche per una settimana quando mi sono fatto un viaggio in bici.
    non me ne accorgo molto, però poi riprendo ad usarla con piacere.

    una mancanza di qualche mese mi farebbe uscire pazzo.

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