Il mio amico Double

Questo sabato vado a un nuovo concerto del mio amico Double e l’attesa del consueto appuntamento musicale con lui contribuisce a mantenere buono l’umore infrasettimanale.
Nel raccontare la storia di questo singolare personaggio dovrò avere forse maggiore cautela che con altri perché, godendo Double di una discreta popolarità nel suo ambiente, suppongo che egli aspiri a incrementarla o perlomeno a conservarla, perciò non vorrei eventualmente stroncargli la carriera futura con racconti aneddotici che non riguardano strettamente la sua attuale attività.
Amico di vecchia data anche lui come Nosferatu, fu un componente dell’infelice band messa in piedi nei nostri nostalgici anni ’90, con la quale, come si è già detto, oltraggiavamo con il dovuto zelo adolescenziale alcuni pilastri della musica rock e blues.
Lo si vedeva spesso in giro con indosso la nota maglietta di Bart Simpson che mostra giocondo il suo giallo deretano e con la quale, grazie all’inequivocabile invito “Baciami il culo”, toglieva ogni dubbio ai suoi interlocutori riguardo alle sue opinioni sulla vita.
Double, una volta diventato grande (credo), è stato l’unico di noi ad aver fatto della musica una professione e una scelta vocazionale, diventando un fine ed eclettico contrabassista jazz, noto nei circoli e nei clubs del panorama musicale romano e anche italiano, sebbene in misura più ridotta (perché abbiamo detto “fine ed eclettico”).
Donnaiolo senza ritegno, affidabile quanto una presa di corrente scoperta, votato agli orari della professione musicale, la quale non ha orari, anche Double è stato condotto, come me e Nosferatu, attraverso le correnti gravitazionali da altre terre italiane alla capitale. Arrivato a Roma all’età di vent’anni senza un centesimo dopo il “gran rifiuto” con cui osò deludere il padre, che l’avrebbe voluto odontoiatra o comunque laureato (e al quale avrà probabilmente mostrato la maglietta di Bart), iniziò a procurarsi da vivere scaricando casse di frutta nei mercati, con il fermo proposito di dedicarsi a tempo pieno alla musica. Cosa che fece.
Attualmente è al suo secondo disco con un quartetto strumentale e ha fatto parecchie altre cose con un sacco di gente in Italia e in Brasile. Per arrotondare, insegna in alcune scuole di musica. Come ogni buon musicista, vive sempre – per usare parole sue – “co’ na scarpa e ‘na ciavatta” (per i non meridionali e per i detrattori della dialettofonia: “con una scarpa e una ciabatta”, cioè con pochi soldi).
Non lo si vede più in pubblico con la maglietta di Bart, ma sono convinta che la indossi quando è da solo a casa. Anzi, sabato glielo chiedo.

Vedo poco Double, tuttavia lo considero un amico. Forse l’ultima volta che ci siamo visti sarà stato a cena in una pizzeria napoletana qualche mese fa o a casa mia, dov’era venuto per insegnarmi a fare la crostata con la marmellata di arance amare e il cioccolato fondente. In genere ci accordiamo al telefono per incontrarci e poi ci vediamo direttamente due o tre mesi dopo rispetto all’appuntamento concordato. Per vederlo in una data sicura e accertarsi del suo stato è necessario raggiungerlo a un suo concerto, dove però non abbiamo molte occasioni per parlare.
Double e Nosferatu, invece, non si frequentano e non si sentono affatto e nei loro dieci anni di vita a Roma si sono incontrati due volte per caso sul tram. Sono riuscita a riunirli solo in un paio di circostanze predeterminate, durante le vacanze di Natale di qualche anno fa nella nostra terra d’origine. In entrambe le serate andammo a bere qualcosa, si parlò un po’, si rise anche delle comuni memorie musicali, ma finì lì.
Nosferatu non viene mai ai suoi concerti perché in quelle occasioni ha sempre qualcos’altro da fare, il che è credibile considerando che i concerti di Double si tengono normalmente la sera, e molto spesso nel week-end, e che i week-end serali di Nosferatu sono soggetti a sovraccarico mondano per via della sua scarsa funzionalità sociale in tutti gli altri momenti. Io non approfondisco eventuali motivazioni più personali, ma – mi dico – se ci sono, saranno certamente legate a differenti abitudini in fatto di cultura musicale. D’altra parte, quando qualche anno fa gli ho imposto di ascoltare il primo disco di Double mentre eravamo in macchina e stava guidando, lo ha commentato sbadigliando così: “Uhm. Sì, è bello. Ottimo per fare un incidente frontale”.