Il mio amico Nosferatu. Parte I

Siccome stasera viene a cena da me Nosferatu, ne approfitto per riabilitare le mie competenze culinarie, rimaste fuori esercizio nel drammatico periodo del trasloco, durante il quale non avrei saputo localizzare nell’entropia dello spazio nemmeno un provvidenziale rotolo di carta igienica.
Quando il mio umore e la mia dispensa sono favorevoli, amo cucinare per gli amici e scegliere menù che ruotano intorno a un alimento principe. Stasera funghi, via: crostini con salsa ai funghi, ravioli ripieni di funghi al sugo di funghi porcini, fettine di manzo alla piastra accompagnate da besciamella di funghi, pannacotta al caramello. Un menù che, fatta eccezione per il solo dessert, indugia forse eccessivamente sulla proposta dell’ingrediente protagonista, ma è indubbiamente ideale se si dispone già di un chilo di funghi surgelati.

Nosferatu è il mio amico di vecchia data, quello con cui ho dormito placidamente per tre notti nello stesso letto in occasione di un viaggio a Londra (se n’è accennato qui). Ci siamo andati un paio di anni fa con la precisa missione, effettivamente compiuta, di ricordare per sempre il concerto dei Pearl Jam a Hyde Park (ah sì, siamo ancora ggiovani!).
L’ho ribattezzato così, ottenendo la sua divertita approvazione, perché ama le tenebre: ingegnere specializzato nella progettazione di macchine per la chirurgia oftalmologica dal lunedì al venerdì, e qualche volta suo malgrado anche il sabato mattina, Nosferatu passa buona parte del suo week-end a dormire nell’oscurità del suo appartamento seminterrato, sudario dal quale riemerge levitando spettralmente il sabato sera per concedersi momenti di socialità, e la domenica sera per avere il tempo di metabolizzare il colpo al cuore inferto dall’inizio imminente della settimana lavorativa. Ho addirittura pensato che la prolungata esposizione alle luci delle sale operatorie, dove egli passa del tempo ad assistere i chirurghi nel corretto utilizzo delle macchine durante gli interventi, potesse aver danneggiato la sua retina, ma non mi risultano casi di questo genere. Ad ogni modo, coinvolgere Nosferatu in qualche attività nelle ore di luce del sabato e della domenica resta un’impresa ardua, alla quale tuttavia non rinuncio mai. Almeno due anni fa, infatti, sono riuscita a estrarlo dal suo sepolcro per una mostra di Caravaggio nel primo pomeriggio di un sabato. Circa un anno fa, poi, lui stesso mi ha sconcertato organizzando un pranzo domenicale insieme ad altri amici in un delizioso ristorante sulla riva del lago Albano, a Castel Gandolfo. All’infuori di queste rare incursioni nello sfavillante luccichìo delle ore diurne, io e il mio amico Nosferatu ci vediamo regolarmente dopo il tramonto, quando le sue pupille non corrono il rischio di rimanere compromesse.

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