L’era del cinghiale bianco. Parte III

A tutt’oggi io e Le Sanglier viviamo insieme in due case: la mia e la sua.
Per comodità, le abbiamo chiamate rispettivamente Base 2 e Base 1, secondo l’ordine cronologico di acquisizione.
Lasciata per il momento a decantare l’idea di una convivenza tout court, la quale, come si sa, prevede un unico indirizzo, una sola bolletta del gas e una sola dispensa, noi, conoscitori supremi delle cose, sperimentiamo il brivido di una convivenza distribuita tra i miei 60 metri quadrati e i suoi 50 o giù di lì, a una distanza di circa un chilometro gli uni dagli altri, con reciproca copia delle chiavi di casa.
Ciò dà vita a una serie di dinamiche peculiari, per cui le sue mutande finiscono spesso quasi tutte da me col risultato che lui, se ha dormito a casa sua, deve correre qui a infilarsele prima di correre a lavoro; i miei vestiti restano più spesso appallottolati in uno zaino che appesi nell’armadio; la sua amata crema di castagne è nel mio frigorifero, i miei amati tè nella sua dispensa, i sughi che premurosamente gli manda sua madre nel mio congelatore, i sughi che premurosamente mi manda mia madre nel suo congelatore.

Le Sanglier, mammifero caparbio che già aveva precocemente manifestato la sua viva volontà di accoppiarsi con la sua femmina in una sola dimora, ha per ora accettato la mia resistenza, dovuta a un complesso insieme di fattori principalmente esperienziali, e secondariamente caratteriali, emotivi, mestruali e astrali. Tuttavia oggi, uscendo insieme dal supermercato con quattro buste della spesa, due mie e due sue, ho espresso il mio recondito conflittuale desiderio di compiere il folle gesto.
A beneficio dei lettori (ma non ne sono più sicura), va a questo punto spiegato che in precedenza, durante una mia problematica fase di passaggio dalla precedente abitazione a quella attuale, ho vissuto stabilmente per tre mesi con Le Sanglier a casa del Sanglier. Durante questi tre mesi di convivenza casuale e involontaria, lui si è convinto che vivere insieme è proprio bellissimo, e anch’io. Malgrado ciò, appena ho trovato il mio nuovo appartamento, quello a un chilometro di distanza dal suo, sono andata via. Il trasloco e i lavori sono durati un numero indefinito di settimane e di imprecazioni.
Ora, si può meglio comprendere perché oggi Le Sanglier, mentre avanzava verso la macchina congelata con le sue due pesanti buste della spesa in mano, abbia avuto un breve, pur contenuto, sussulto suino quando io, angelica, ho confessato che sì, però, mannaggia, a me dispiace che viviamo insieme separati.

Ad ogni modo, così è, per adesso e un po’.
Stamattina io e Le Sanglier ci siamo svegliati alla Base 2. Abbiamo fatto l’ammore fino a ora di pranzo e poi ci siamo preparati due bucatini all’amatriciana. Dopodiché ci siamo spostati alla Base 1, perché lui doveva fare una serie di telefonate di lavoro e io qui non ho ancora un telefono fisso. Stasera ognuno pensa ai fatti suoi. Domattina faremo colazione insieme, qui, là o al bar. Poi lui avrà un pranzo con i colleghi alla Base 1, io mi dedicherò alle pulizie della Base 2.
A quel punto suppongo che ci ricongiungeremo, qui o là, secondo le imprevedibili coordinate di questo sentimento popolare, che nasce da meccaniche diviiine, eccetera eccetera.